Il nome di San Giuseppe
inserito nelle Preghiere eucaristiche

 
  In data 1 giugno 2013 il card. Antonio Cañizares Llovera, prefetto della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti ha comunicato al Vescovo mons. Busti la disposizione, in data 1º Maggio scorso, che anche nelle preghiere eucaristiche II, III e IV del Messale Romano, dopo la Beata Vergine Maria, si faccia menzione del nome di San Giuseppe, suo Sposo.
   Queste le formule da utilizzare:

nella Preghiera eucaristica II
«insieme con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con San Giuseppe, suo Sposo, con gli apostoli»

nella Preghiera eucaristica III
«con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con San Giuseppe, suo Sposo, con i tuoi santi apostoli»

nella Preghiera eucaristica IV
«con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con San Giuseppe, suo Sposo, con gli apostoli»


di Marcello Palmieri
(da Avvenire del 16/6/2013)
 
L’ abbazia del Polirone candidata a sito Unesco. Quella fondata nel 1007 Tedaldo di Canossa. Che la volle lì, nella campagna mantovana. Su un isolotto tra il Po e il Lirone. Nel 1024 già santuario sepolcrale di san Simone armeno. Affiliata al circuito cluiniacense, nel periodo di maggior splendore centro focale di preghiera e lavoro per più di 100 monaci. Che bonificarono le terre circostanti, ponendo le premesse perché sorgesse l’abitato di San Benedetto Po. Napoleone soppresse il monastero nel 1797, e nonostante ciò la struttura abbaziale si conservò intatta. Il terremoto del maggio 2012 la mise a dura prova, ma subito enti civili e religiosi – tra cui il distretto rotary 2050 – si sono mobilitati per renderla di nuovo agibile a fedeli e visitatori. Ieri una nuova prospettiva: il complesso monastico sarà candidato a sito Unesco.
Il terremoto 1 anno dopo * Speciale Tele Mantova

 


di Marcello Palmieri
(da Avvenire del 4/6/2013)
 
C’era il vescovo di Mantova, Roberto Busti. Ma anche il presidente della Provincia, Alessandro Pastacci. E poi parroci, sindaci, centinaia di ragazzi dei Grest (gruppi estivi) e tanti benefattori. Ma c’era anche Avvenire, sabato, alla commemorazione solenne organizzata dalla diocesi nel primo anniversario del sisma. La calamità lo scorso maggio ha seminato terrore e distruzione anche nel basso mantovano. Primo momento: il ricordo. Nella basilica palatina di Santa Barbara, cappella di corte del Palazzo ducale. Lì, persone coinvolte a vario titolo nella gestione dell’emergenza hanno offerto la loro testimonianza.
 


di Marcello Palmieri
(da Avvenire del 1/6/2013)
 
È oggi il giorno della commemorazione più solenne. Corale, conclusiva. Che riassume, distilla e sublima un anno segnato dall’eredità del terremoto. Ecco il vescovo di Mantova, Roberto Busti. Con il suo invito: alle 17.30 nella basilica palatina di Santa Barbara, verso le 19 in piazza Sordello. «Per fare memoria di quel che è accaduto allora», ha scritto il presule sull’invito spedito ai vari benefattori e amplificato dal settimanale diocesano 'La Cittadella', ma anche «per ringraziare tutti coloro che hanno generosamente lavorato per dare conforto a chi è stato danneggiato, per rendere fruibili le case lesionate, per far ripartire le attività produttive compromesse, per riaprire chiese e luoghi della comunità».
 
 
 
Intervista a Mons. Claudio Giacobbi


PROGRAMMA

- Introduzione del Vescovo a un breve filmato per ricostruire il “filo della memoria”;
segue saluto delle autorità nella Basilica di S. Barbara;
- Testimonianze di tre persone (un sindaco, un parroco, un vigile del fuoco) che riportano quel che è successo da allora ;
- Consegna di un segno di ringraziamento a un rappresentante di una parrocchia di Haiti che ha fatto pervenire a Mantova il proprio contributo;
- Messaggio finale del Vescovo.

Segue preghiera in Piazza Sordello (insieme agli animatori dei GREST estivi parrocchiali) e si termina con un segno di convivialità in piazza.


di Mons.Egidio Faglioni
 
Domenica prossima, 26 maggio alle 17.30 in Duomo, il Vescovo con il presbiterio diocesano impone le mani a tre giovani diaconi per l’ordinazione sacerdotale: don Nicola Ballarini, don Alessio Menegardo e don Gianni Nobis. A questi tre giovani con i quali ho condiviso un po’ di strada presento una domanda: che fare se la città se n’è andata per i fatti suoi? Stiamo vivendo, come chiesa e parrocchie, quella sensazione di chi si sveglia di soprassalto da un lungo sonno nel tardo mattino, specialmente a un anno dal terremoto che ha chiuso tante chiese. Ti accorgi che la gente sta trafficando per i fatti suoi, che ha saputo o voluto fare a meno di te e che tu non sei più protagonista delle vicende di quella giornata. Alla parrocchia è successa la stessa cosa. Svegliatasi da un lungo sonno, si è accorta che la città, magari compagna per lunghissimo tempo, se n’è andata per i fatti suoi, seguendo logiche sue. Non è difficile rendersi conto che il momento attuale è di estrema delicatezza.
 


di Marcello Palmieri
(da Avvenire del 19/5/2013)
 
È la Pentecoste. Che splende, risuona di celebrazioni solenni e poi digrada. Nel Mantovano ferito dal sisma, nella notte della grande paura. Era il 20 maggio 2012, erano le 4.03. La prima tremenda scossa, magnitudo 5.9, squassava una terra laboriosa e impreparata. Quella stessa che a un anno di distanza invoca lo Spirito di consolazione e fortezza, spera nelle amministrazioni dell’uomo. Prepara per le prossime settimane commemorazioni ufficiali. E nel giorno in cui celebra la nascita della Chiesa, la diocesi di Mantova volge lo sguardo alle ottanta sue chiese ancora inagibili. Anzi, 79. Perché «in questa solennità – ricorda il segretario e cerimoniere vescovile, don Maurizio Luzzara – monsignor Roberto Busti, vescovo di Mantova, inaugura alle 10 la riapertura del tempio di Villimpenta». Un segno di speranza per la comunità cristiana. Ma, contemporaneamente, un invito a guardare avanti anche per tutti coloro che portano il peso di responsabilità civili.