Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

2ª domenica del tempo ordinario

Gesù ci chiama a gustare il tempo

Per accedere alla vita eterna bisogna entrare nel presente della grazia

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Lasciandoci ancora illuminare dalla grazia del Natale, come Maria custodiamo in noi il germoglio di vita divina che il Figlio ha voluto donarci. Il Natale può essere ripartenza, nuovo inizio, ritrovamento della vita autentica, di cui oggi ci viene evocato un aspetto particolare: prima di essere vita “eterna”, senza fine, essa è vita “nel tempo”, nel flusso della storia. Il Verbo coeterno al Padre si fa “carne”, per abitare nel tempo: su di noi rimbalza lo stesso mistero. Gesù ci chiama a vivere nel tempo, prima di poter abitare l’eternità.

Non stiamo facendo discorsi vuoti e astratti, lontani dalla vita: lo scorrere del tempo ci perseguita, ogni giorno. Un dolorino al risveglio, un capello bianco in più, la vista che si annebbia, un ragazzino di un paio di classi indietro che ti prende in giro come un vecchio rimbambito: a tutte le età può apparire come uno spettro lo scorrere della vita. La tentazione che si presenta è di negare, bloccare il fluire della storia: ci sono alternative alla fuga?
Giovanni Battista dice ai discepoli: «Ecco l’agnello di Dio». Così facendo coglie l’istante in cui Gesù passa. Lo sguardo profetico coglie nel tempo l’occasione della grazia. La voce caritatevole del maestro la testimonia ai discepoli. Il desiderio del cuore cattura i discepoli di Giovanni e li orienta a seguire il vero Maestro. Ma solo la domanda di Gesù dà forma e consistenza all’aspirazione del loro cuore: «Che cosa cercate?». Lasciandosi interrogare da Gesù, i due si scoprono cercatori di una presenza. Gesù li invita: «Venite e vedrete». Un piccolo esodo deve consumarsi, sono chiamati al distacco, per entrare in una diversa stabilità: «Rimasero con lui».
Quell’ora resta fissata nel loro cuore. Le quattro del pomeriggio, nel testo greco “l’ora decima”: l’ora del compimento, della realizzazione, forse anche l’inizio del tramonto, l’ora del sacrificio della sera nel Tempio. Ma Gesù, il nuovo Agnello, santifica il tempo con la sua sola presenza, con la sua vita di Figlio offerta al Padre e ai fratelli. Stando con lui si è già nel nuovo Tempio. Dentro la storia, nel tempo, si è aperta una finestra di eternità, attraverso cui non si può passare senza accettare una certa croce e una certa morte.
Viviamo infatti nell’epoca della dimenticanza, che continuamente ci tenta a vivere dentro una falsa eternità. Non solo la tecnologia comunicativa per sua natura è portata all’evasione nel virtuale (e questo è il suo prevalente sfruttamento commerciale). Tutta l’organizzazione dell’esistenza forza alcuni nel meccanismo produttivo come ingranaggi vorticosi, e scarta altri come ingranaggi ormai rotti, confinati nel limbo della improduttività e insignificanza.
Eppure basta poco per ritrovare nella croce del tempo la risurrezione della vita nuova. “Ecco l’Agnello di Dio”: dove vediamo oggi la presenza del Risorto? Quale voce ce lo indica? Siamo in grado di ascoltarla? È una voce che può portarci molto lontano, ma comincia sempre da qualcosa che è estremamente vicino, a portata di mano. Se cominciamo a seguirla, possiamo ascoltare l’invito di Gesù: “Venite e vedrete”. Prima di vedere, occorre partire. Per qualcuno si tratterà di sollevarsi dalla sua poltrona, per qualcun altro di uscire dalla sua sagrestia, per altri ancora di rimettere piede in una chiesa: ma è sempre uno spostamento integrale che ci è richiesto: smettere di fuggire, di evadere, di rinchiudersi nella routine, e spostarci lì dove possiamo restare con il Signore. Solo per alcuni che sono già nella sofferenza o nella persecuzione l’uscita richiesta si configura come un restare al proprio posto, per continuare ad amare come Gesù. Per la maggior parte di noi si tratterà di spezzare l’illusione di una falsa eternità, per rientrare nel presente della grazia. Se accettiamo la croce di vivere nel tempo, abbiamo accesso anche alla risurrezione dell’eternità.


Letture della domenica: 1 Sam 3,3b-10.19; Sal 39; 1 Cor 6,13c-15a.17-20; Gv 1,35-42

Diocesi di Mantova