Commento al Vangelo

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2ª domenica di Avvento

Raddrizzate i sentieri del Signore: prepariamoci

L'incontro con Gesù non necessita di formalità, raggiunge subito la profondità del nostro essere

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Le nostre agende strabordano di impegni e, anche per chi non ha la necessità di possederne una, le giornate risultano comunque dense e frenetiche. Nonostante la girandola quotidiana rischi di appiattire tutto in un frettoloso correre qua e là, si presentano talvolta appuntamenti davvero importanti. Sono avvenimenti che consideriamo speciali, occasioni uniche alle quali teniamo in modo particolare. In questi casi la preparazione assume un’importanza decisiva. Non ci si può presentare senza essersi preparati come si deve, senza aver fatto di tutto per “sentirsi pronti” (o quasi).

Per un colloquio di lavoro aggiorniamo il curriculum, indossiamo un abito sobrio e rassicurante, prepariamo un discorso che metta in luce le nostre qualità e immaginiamo le domande alle quali dovremo rispondere. Prima di una festa o di una serata in discoteca le ragazze si scambiano frenetici messaggi su WhatsApp per concordare il look, curando nei minimi dettagli il trucco e passando ore a provarsi tutti i vestiti nell’armadio. Per il primo appuntamento con la donna (o con l’uomo) che ha finalmente accettato il nostro invito, viviamo l’agitazione del “come andrà”, l’ansia del “non piacergli”, la preoccupazione del “cosa penserà di me”.
E così, indaffarati come siamo a fare in modo che tutto sia perfetto, quasi non ci accorgiamo di Giovanni Battista. Le sue parole ci appaiono distanti, ma allo stesso tempo familiari: «Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri» (Mc 1,3). Anche lui, dunque, ci invita a prepararci, ma sembra non tenere conto delle smanie e delle preoccupazioni delle nostre strategie. Il piano in cui si gioca il suo annuncio è di tutt’altro livello e la preparazione, così come la intende il Battista, consta di due soli ingredienti: la confessione dei propri peccati e il battesimo con l’acqua. Pochi, se confrontati con quelli che impieghiamo noi per “sentirci pronti”, ma di ben altro spessore e impegno.
Dunque, che cosa significano e che cosa rappresentano queste azioni? La confessione dei peccati mira a rimuovere tutto ciò che ci ostacola, a liberarci da quello che ci condiziona e che pone un’ipoteca di negatività sull’incontro che stiamo per avere. Nessuno si presenterebbe a una serata romantica vestito da lavoro o a discutere la tesi di laurea in bermuda e infradito. Confessare i propri peccati significa “indossare l’abito della festa”, l’abito degli invitati alle nozze, l’abito di chi desidera incontrare il Signore.
Il battesimo con l’acqua, poi, è segno di purificazione e lavacro di rigenerazione a nuova vita. Nei nostri appuntamenti abbiamo bisogno di “rompere il ghiaccio”. Di una battuta, un sorriso, un gesto di attenzione e di simpatia che dia il “la” alla serata, che ci renda liberi, intimi e fiduciosi l’uno dell’altro. Ebbene, il battesimo di Giovanni è il rito che rompe il nostro ghiaccio interiore, che scioglie i grumi che ostruiscono le nostre arterie, che consente al cuore di farsi disponibile e accogliente verso il Signore che viene.
Tutto in vista di Colui che «vi battezzerà in Spirito Santo» (1,8), cioè dell’esperienza diretta dell’incontro con Gesù, dell’intimità con lui e con la sua presenza nella nostra vita. E questo è un appuntamento che non rende vani i preparativi e non delude le attese. Egli si presenterà di sicuro e continuerà a ripresentarsi anche quando sulle nostre porte campeggeranno i cartelli “Torno subito” e “Non disturbare”. È un appuntamento che non ha bisogno di formalità e formalismi, perché raggiunge subito la sostanza, cioè la verità e la profondità del nostro essere: lì c’è tutta la nostra vita che incontra tutta la vita di Cristo.


Le letture della 2ª Domenica di Avvento: Is 40,1-5.9-11; Sal 84; 2Pt 3,8-14; Mc 1,1-8.

Diocesi di Mantova