Liturgia
Diocesi di Mantova
La perseveranza, aiuto nel cammino quotidiano

La parola-chiave della prima lettura è la “perseveranza”: della prima comunità si ricorda la costanza nell’ascolto, nella vita comune, nella preghiera, in particolare lo spezzare il pane. Nella preparazione della liturgia e dell’ascolto della Parola di Dio si tratta di un elemento decisivo: ma il più delle volte ci si perde nell’estemporaneo, all’inseguimento del fatto eccezionale, dell’intuizione particolare. In realtà tutto il tempo pasquale è caratterizzato da una profonda esigenza di ripartire dall’evento della risurrezione, per ritrovarlo nella quotidianità. La luce sfolgorante acceca; la comunità dei discepoli ha bisogno di abituarsi a vivere nello splendore nuovo dei risorti.
“Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio… ogni giorno il Signore aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati”: la dimensione quotidiana viene sottolineata con forza: da un lato l’invocazione nella preghiera, dall’altro la risposta di Dio. Entrambe le dimensioni vanno recuperate nel modo di vivere le nostre liturgie: va riacceso l’ardore della domanda, del desiderio, del grido che sale a Dio; ma va riaperto anche l’occhio offuscato, che non sa più riconoscere i doni che “giorno per giorno” Dio fa alla sua Chiesa.
L’inizio del salmo 117 è, in tal senso, molto significativo: con una insistenza che appare quasi fin troppo meticolosa il cantore principale invita i vari settori dell’assemblea alla lode di Dio. Dio, che giorno per giorno ci offre segni della sua grazia, chiede una lode diversificata, anche se resta comunitaria: ogni voce deve poter lodare Dio con la sua tonalità propria, ogni gruppo è chiamato a partecipare al meglio di sé al grande coro, alla “symphonia” di tutti.
Anche la seconda lettura insiste sul tema della perseveranza: stavolta però non si tratta della perseveranza nel tempo, ma nelle situazioni di pressione. Coloro che sono stati “rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva” sono invitati a resistere anche nella persecuzione e nelle difficoltà della vita. Il testo, pur bilanciando accuratamente gli elementi di gloria e sofferenza, di speranza e fatica, in modo tale da far comunque prevalere la gioia, non nasconde una realtà scomoda e pesante: “dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove”. Più specificamente, si tratta della prova della fede, che è “molto più preziosa dell’oro”. La specificazione ha un peso enorme: si verifica un grande salto di qualità se si passa da una generica sofferenza, o fastidio, o disagio della persona, nel corpo e nello spirito, al vivere la stessa sofferenza come “prova nella fede”. Non siamo più soli, non siamo più isolati, non siamo più in una situazione insensata. Nella prova della fede - simile alla purificazione dell’oro, attraverso il fuoco, nel crogiuolo - le scorie di egoismo, di compromesso, di doppiezza vengono eliminate: resta solo l’amore di Dio, nella sua integrità.
Anche nel vangelo vediamo in atto il processo di purificazione e rinvigorimento della fede. La scena comincia nel luogo sbarrato, dove i discepoli stanno immersi nel “timore dei Giudei”. La presenza del Risorto permette di passare dalla paura alla gioia; e probabilmente la visione delle piaghe, sulle mani e sul fianco, ha un suo peso da non sottovalutare. Solo chi custodisce, nel Risorto, la memoria della Passione, potrà seguirlo fino in fondo, superando ogni paura.
Il dono dello Spirito fa passare la comunità dei discepoli dall’immobilità alla missione: ma l’oggetto proprio del servizio loro richiesto è la remissione dei peccati. Il Risorto non li chiama a un vuoto proselitismo sensazionalista, ma ad agire per il perdono dei peccati, che non è visto come un fatto automatico: si tratta di una lotta, dall’esito non sempre scontato nelle sue varie manifestazioni: ad alcuni potranno essere perdonati subito, ad altri si dovrà rimandare. Ciò significa che la comunità dovrà essere sempre perseverante nella lotta contro il male, solidale con l’iniziativa amorevole di Dio, costantemente attenta ad accompagnare e riconoscere l’opera della sua grazia.
Seguendo la dinamica narrativa del brano, è appunto significativo che il primo annuncio che la comunità realizza dopo l’incontro con il Risorto vada a vuoto: Tommaso rifiuta di credere, o meglio pone delle condizioni per credere. Certamente non è mancata l’esperienza del Risorto; certamente non è mancato né entusiasmo, né convinzione: ma Tommaso non crede subito. Essendo però costante nella presenza all’interno della comunità, può incontrare una settimana dopo, il Risorto, in maniera risolutiva. Allo stesso modo andrà ripetuto l’annuncio del perdono, così come quello della vita nuova: non siamo noi a stabilire i tempi dell’accoglienza.
Le letture della domenica:
At 2,42-47 Sal 117 1 Pt 1,3-9 Gv 20,19-31

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