Liturgia
Diocesi di Mantova
Solo Dio può giudicare tra bene e male

Contesto. La liturgia continua a proporci la lettura del capitolo tredicesimo di san Matteo, denominato “discorso parabolico”. Dopo la parabola del seminatore, letta domenica scorsa, e la sua spiegazione data da Gesù stesso, oggi accostiamo altre tre parabole: il grano e la zizzania seminati nello stesso campo, il seme di senapa ed il lievito.
Contenuto. La prima parabola si sviluppa in tre tempi. Il primo è quello della semina insieme sia del grano come della zizzania. Il secondo tempo è costituito dalla crescita. In mezzo al grano, che gradualmente va verso la maturazione, compare anche la zizzania. A questo punto nella narrazione si ha una parentesi, costituita dall'intervento dei servi che chiedono al padrone da dove venga la zizzania e quindi il male che convive col bene. Gesù risponde affermando che il male non viene dal padrone del campo ed è a lui completamente estraneo, esso deriva soltanto dall'avversario: “un nemico ha fatto questo!”. I servi propongono poi di togliere subito l'erba cattiva dal campo. Questa sembra la soluzione più naturale e corrispondente anche alle abitudini agricole di quell’ambiente. Ma il padrone del campo ha un altro progetto. Egli rimanda la separazione del grano dalla zizzania al tempo della mietitura. La mietitura è il terzo momento del racconto parabolico. In questa fase decisiva non sono più i servi gli esecutori degli ordini del padrone, ma i mietitori ai quali il padrone dice: “raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”. È evidente che le immagini della parabola rimandano a Dio che agisce nella storia, dove anche il maligno è all'opera, impedendo alla Parola, gettata con abbondanza, di portare frutto. Prima di riportare la spiegazione della parabola fatta da Gesù ai discepoli in casa, l'evangelista inserisce due brevi parabole affini. La prima fa leva sul contrasto tra il piccolo seme di senapa posto nel terreno e l'arbusto relativamente grande che ne deriva. Anche la parabola del lievito ruota sulla sproporzione esistente tra la grande massa di pasta fermentata da un poco di lievito. L'azione di Dio nel mondo ed il suo regno non procedono con spettacolarità o trionfalismo, caratteristici delle opere dell'uomo, ma operano silenziosamente dal di dentro, oppure con interventi che possono sembrare insignificanti, come la missione di Gesù. I risultati finali sono però inimmaginabili per l'uomo, perché soltanto Dio li conosce e ne è il garante. L'evangelista chiude la prima parte del discorso in parabole con un breve commento rivolto alla folla che rimane estranea alla cerchia dei discepoli. Questo succede non a causa delle parabole di Gesù, che corrispondono allo stile della comunicazione di Dio, ma dei destinatari che si chiudono alla parola di Dio proclamata da Gesù. Infatti, per cogliere nelle parabole il disegno di amore di Dio Padre, si deve stare con Gesù, “entrare in casa” e lasciarsi istruire da lui come fanno i discepoli.
Messaggio. Dio Padre continua ad operare con larghezza nella storia. Qui è presente ed opera anche il maligno in completa autonomia. I discepoli devono evitare il rischio dell'intolleranza o dell'indifferenza nei confronti del male, sicuri della presenza di Dio e lasciando a lui il compito del giudizio finale. Nel frattempo, la certezza che il regno di Dio è all'opera, anche se in modo nascosto e non appariscente, porta i cristiani a vivere con fiducia perseverante e con misericordia, in continua conversione guidata e stimolata dagli insegnamenti di Gesù.
Legame fra le letture. Il tema del giudizio di Dio nella storia umana potrebbe essere il filo conduttore che lega le letture di questa domenica. Nel vangelo Gesù invita i discepoli, di fronte al problema del male presente nella storia, a lasciare a Dio il compito di giudicare definitivamente tra bene e male. Il tema torna anche nella prima lettura dal libro della Sapienza. Dio non può essere accusato di giudizi ingiusti in quanto ha “cura di tutte le cose”. Egli esercita il giudizio “con mitezza” e governa “con molta indulgenza”. Dio, pur essendo onnipotente, col suo modo d'agire ha insegnato al popolo che “il giusto deve amare gli uomini”; inoltre ha reso ai suoi figli una buona speranza, perché concede dopo i peccati la possibilità di pentirsi. La seconda lettura di Paolo ai Romani indica nello Spirito Santo la forza che permette ai credenti di sintonizzarsi sulla lunghezza d'onda di Dio Padre e di restare fedeli agli insegnamenti di Gesù Cristo. "Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza" e nella preghiera si può già intravedere la meta della nostra chiamata.
Sap 12,13.16-19; Sal 85; Rm 8,26-27; Mt 13,24-43

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