Lettera ai mantovani di Mons.Roberto Busti

Ci troviamo a piangere con Gesù nel Getsemani
 
Sorelle, fratelli e figli carissimi!
Mai avrei pensato di trovarmi con voi in una situazione di sofferenza  così grave, del tutto imprevista nel nostro territorio: una prova terribile che in questi momenti è ancora più logorante perché la terra continua a non dare tregua nei suoi sommovimenti ingovernabili e talvolta spaventosi. Tra l’altro, ci è sembrato per molti giorni di essere stati dimenticati. La fortuna di non dover piangere dei morti e, forse, di non aver avuto inizialmente i gravissimi danni portati invece dalla seconda scossa, ha fatto scorrere le notizie quasi esclusivamente sull’Emilia Romagna, terra con noi confinante e molto simile per la storia e il carattere positivo della gente: i confini amministrativi non sono certamente quelli umani!
Da subito, invece abbiamo dovuto piangere danni incalcolabili per le nostre chiese: ancor oggi sono più di un centinaio quelle chiuse al culto e ci sono interi paesi e frazioni totalmente prive di luoghi per celebrare con Dio e nell’affetto della comunità gli eventi principali della vita.
Per questo ringrazio anzitutto i responsabili del VII Incontro internazionale delle Famiglie tenutosi a Milano, di avermi invitato a parlare della situazione delle nostre terre durante l’adorazione eucaristica in un Duomo stracolmo, lo scorso venerdì sera. Erano con me i Vescovi delle regioni più colpite: il Card. Caffarra di Bologna, gli Arcivescovi di Modena e Ferrara Lanfranchi e Rabitti  e il Vescovo di Carpi Francesco Cavina, da poco giunto in diocesi e trovatosi in un istante senza casa e senza Cattedrale! Anche a loro nome ho ringraziato di gran cuore anzitutto il Papa, per il suo interessamento immediato e concreto dopo la prima scossa, diventato poi partecipazione viva ed evidente anche in ogni manifestazione del grande Convegno, nel quale non è mai mancata una particolare preghiera, fino al dono di mezzo milione di euro per le nostre cinque diocesi.
E’ una constatazione molto consolante, questa che ho raccolto. Molta gente mi fermava e mi chiedeva, restando assolutamente meravigliata dell’entità dei danni subiti anche dalla nostra diocesi, perché non ne avevano notizia. E questo mi ha permesso, proprio in quel breve intervento di venerdì, di proporre la lettura della nostra drammatica situazione a partire dal tema stesso dell’incontro, “famiglia, lavoro e festa”. Il terremoto ha sconquassato tutto, togliendo l’intimità della casa, riducendo gravemente le speranze di continuità di lavoro e sottraendo qualcosa di altrettanto importante alla vita di tutti: i segni della “festa”, della domenica, del giorno festivo per eccellenza, che racchiude in sé non soltanto la necessità del riposo tra i giorni del lavoro, ma soprattutto la possibilità di coltivare i legami famigliari, le amicizie, i gesti di affetto e partecipazione e, perché no?, il nutrimento dello spirito nella forza dell’eucaristia, insostituibile pasqua settimanale di vera speranza.
Quante persone ho visto piangere nel contemplare la propria chiesa ferita a morte! quanti sacerdoti colpiti nel profondo del cuore, come avessero perso il luogo che dà senso al dono della loro vita a servizio della comunità! quanti a domandarmi dove avrebbero trovato un posto in cui rifugiarsi a pregare, a battezzare i loro figli, a gioire con loro per la prima Comunione o la Cresima o uno sposalizio, a dare l’ultimo saluto ai propri morti!
Questa è la prova, figli miei carissimi! Ci troviamo anche noi a soffrire e piangere con Gesù nel Getsemani, chiedendo al Padre di allontanare dalla nostra bocca questo calice amaro; e come Gesù sentiamo il peso del “silenzio di Dio”! Ma proprio la vicenda di Gesù ci fa comprendere che la nostra sofferenza non sarà mai sciupata: come l’apostolo Paolo possiamo affermare “porto a compimento nella mia carne ciò che manca alla passione di Cristo per il suo corpo che è la Chiesa” (cf Col 1,24).
Queste parole devono tenere aperto il cuore alla speranza.
Ed è in nome della speranza, virtù che insieme alla fede e alla carità ci parla di Dio, che chiamo tutta la diocesi, ogni comunità parrocchiale, tutte le Unità pastorali a stringersi attorno ai nostri fratelli e alla nostre sorelle che sono nel pieno di questa dolorosa situazione. L’impegno che si prospetta è talmente enorme da rendere impensabile la possibilità di risolverlo da soli: questo, tuttavia, non mi fa cadere le braccia. So che mettendo insieme l‘obolo della vedova da parte di tutti, noi offriamo alla Provvidenza un terreno capace di far sorgere generosità immense.
Perciò, in comunione con tutta la Chiesa Italiana, domenica prossima, solennità del Corpus Domini, le offerte raccolte verranno tutte destinate a questo scopo e versate sul conto particolare aperto dalla Diocesi a favore delle Comunità che hanno subito i danni del terremoto. Vorrei che questo gesto dicesse anche il grazie della nostra Chiesa per il dono di un nuovo sacerdote, don Fabio Scutteri, che si appresta a entrare nel presbiterio diocesano dopo una lunga preparazione e in un tempo travagliato: lo accogliamo come un vero dono di Dio e lo abbracciamo tutti con affetto grande.
Ricordo anche che tutte le offerte in denaro devono confluire in quest’unico contenitore perché possano essere poi condivise secondo i bisogni di ciascuna comunità. La nostra Caritas, che già sta operando con attenzione e generosità nei luoghi del terremoto, è pronta ad accogliere e vagliare ogni proposta e coordina gli interventi di aiuto alle persone e, in collaborazione stretta con gli Uffici a ciò preposti, all’allestimento di luoghi destinati a sostituire temporaneamente le  chiese inagibili. Ogni iniziativa sarà buona e utile se capace di inserirsi con la necessaria delicatezza e attenzione nel cammino di queste nostre Comunità sorelle ora nel bisogno: ciò esige ordine e riferimento a chi è preposto al coordinamento. Soprattutto in questo momento, nel quale la Protezione civile e gli Organismi statali a ciò preposti stanno compiendo la loro meritoria opera di messa in sicurezza di tutto ciò che rappresenta un grave pericolo per le persone.
Coraggio, figli miei carissimi! Sentiamo rivolte a noi le parole del profeta: “Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Ti rinnoverà il suo amore, esulterà con te in grida di gioia”.
Vi saluta e benedice tutti il vostro 
+Vescovo Roberto