Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

23ª domenica del Tempo ordinario

Abbracciare Gesù, senza scarti né finzioni

Per vivere da cristiani occorre lasciare le nostre sicurezze

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In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine?

Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima aesaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontrocon ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti isuoi averi, non può essere mio discepolo».

«Una folla numerosa andava con lui». Perché in tanti seguono Gesù? Sicuramente perché attratti dalla sua parola libera e liberante. E tuttavia, queste folle dal volto imprecisato, non tarderanno a tirarsi indietro (cfr. Gv 6,60). Anche nel testo della liturgia ravvisiamo richieste così implacabili da sembrare scoraggianti. Per tre volte Gesù insiste che non può essere suo discepolo chi non lo ama «più di quanto ami» le persone a lui più care e la sua stessa vita. L’evangelista Luca intende sottolineare l’assoluta necessità di porre il regno di Dio come fondamento di ogni altra realtà umana. Solo così ogni affetto naturale e intimo troverà la giusta collocazione a servizio di Dio.

Gesù ci esorta a prendere, portare, sollevare la nostra “croce”: cioè assumere un preciso progetto di vita, proprio come lui stesso che «di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi si sottopose alla croce», una croce che permette a noi, suoi discepoli, di essere espressione dell’amore di Dio. Per questo motivo Gesù invita a considerare bene le proprie forze e mostra la facilità con cui siamo esposti al fallimento della sua sequela, se non si è disposti a ogni rinuncia. Di nuovo fa eco la prima lettura: «I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni» (Sap 9,14).
Nella prima parabola si parla di un uomo intento alla costruzione di una solida torre. Fa il calcolo delle risorse a propria disposizione, arrivando a capire che gli sarà possibile completare l’opera solo incrementando tali risorse. Nella seconda parabola, un re decide di affrontare il nemico in guerra solo attraverso il calcolo del proprio esercito, altrimenti, considerato il numero limitato dei propri uomini, ha già perso in partenza.
Forse Gesù vuole scoraggiarci ancora una volta? No, a lui preme davvero che si compia il senso cristiano della nostra vita, ma vuole distoglierci dalla logica che ci porta ad accrescere i mezzi e le risorse a nostra disposizione. Gesù ci chiede di separarci da tutto ciò che crediamo alimenti la sicurezza della riuscita. E questo ci permette di vivere gli affetti più cari, i progetti fondamentali, i beni materiali nella più totale confidenza lui. Questa è l’unica opzione da abbracciare fiduciosamente, senza scarti né finzioni. Egli sta rivelando la grazia del Vangelo, che non scavalca la natura umana, ma la rende pienamente compiuta.
Le letture della 23ª Domenica del Tempo ordinario: Sap 9,13-18; Sal 89; Fm 9b-10.12-17; Lc 14,25-33.

Diocesi di Mantova