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Adozioni a vicinanza

La Caritas diocesana propone di sostenere alcune accoglienze in corso nei servizi diocesani

Redazione
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Il cammino verso la Pasqua, evento e festa della salvezza del mondo, è un dono. Da riscoprire, da accogliere, da condividere. Perché il Signore Gesù si è fatto uomo, crocifisso, risorto, non solo per essere ricordato e contemplato, ma per dare vita e speranza a chi giace nell’ombra della morte, della solitudine e della povertà.

Questi scenari di dolore non sono lontani: i poveri li abbiamo nei nostri paesi, il disagio psichico e morale abita anche nei nostri condomini, il momento della prova bussa alla porta di tutte le famiglie.
La Pasqua, la Quaresima, il Vangelo di Gesù viene a dirci che non possiamo ignorare, girarci dall’altra parte, dire “non sapevamo”, o peggio “non mi riguarda”. 
La Chiesa di Mantova crede che questo “buon vicinato” sia ancora possibile, oltre che necessario e urgente. Tutti siamo chiamati ad una maggiore attenzione a chi ci è vicino, in particolare a chi soffre o è nel bisogno. Le comunità parrocchiali sono chiamate in modo particolare a mettere al centro l’ascolto e le relazioni, anche tra chi è parte della comunità e chi è più lontano.
La Caritas diocesana chiede ad ogni parrocchia e comunità di sostenere l’attuale accoglienza di alcune persone la cui storia è particolarmente difficile, persone che Caritas ospita a nome di tutta la Chiesa mantovana, che può collaborare con una sorta di “adozione a vicinanza”.


Z.
Bimba di 7 anni originaria della Libia, l’abbiamo ricongiunta al papà col quale si era persa durante gli sbarchi. I suoi disegni analizzati da una dottoressa esperta ci dicono che: usa colori pallidi e poco solari e il suo stato d’animo è così rappresentato come spento, senza vita, privo di entusiasmo; nei disegni manca il bacino, l’inguine, le braccia sono estremamente corte, le mani monche, le bocche unilineari, i volti appena abbozzati, i piedi a palla. Le asimmetrie sono sostanziali, la diffusione delle distorsioni in quasi tutti gli organi corporei denota una destabilizzazione generalizzata. Necessitiamo di farla seguire da uno psicopedagogista, valutando anche la capacità genitoriale in un nucleo monoparentale maschile. Il Decreto sicurezza non prevede nulla del genere, dovremmo limitarci a consegnare generi alimentari.

R.  
Donna somala nata nel 1991, perseguitata con la sua famiglia dal regime di Al Shabaab, viene violentemente picchiata, uccisa la madre e un fratello. Portata in ospedale, rimane tre mesi, e il marito e i 3 figli trovano rifugio a Mogadiscio per poi scappare in Yemen, dove sono tutt’ora, mentre il padre sopravvissuto è in Kenya. Non le resta che indirizzarsi verso la Libia con l’intento di arrivare in Italia. Nel campo libico viene violentata ripetutamente, contro di lei oltre a tutto il resto, ha anche la bellezza. Arriva nel nostro CAS (Centro di accoglienza straordinario) e dopo pochi giorni tenta il suicidio ingurgitando candeggina. Grazie al tempestivo intervento viene salvata, ad oggi è ricoverata, rimane in assoluto silenzio con qualche lacrima che ogni tanto le solca il viso. Abbiamo bisogno di una psicologa che la segua in modo stretto e continuativo.  Non ha ancora permesso di soggiorno. Non ha tessera sanitaria. Con il Decreto sicurezza non ha diritto a nulla. Non è nessuno. Ciò di cui necessita è a completo nostro carico.


A. 
Nel settembre 2016 gli viene diagnosticata la sclerosi multipla e oggi è immobile su una sedia a rotelle. Lo abbiamo messo in una struttura con ascensore per agevolare i suoi movimenti e permettergli di scendere in giardino. Ha un permesso di un anno per cure mediche. Il Decreto sicurezza non prevede il rinnovo. L’altro problema è non riuscire a offrirgli una presenza stabile che possa farlo sentire accompagnato nel difficile percorso della malattia. Persona corretta e riservata, fatica a verbalizzare e a confrontarsi sui suoi vissuti, sia rispetto al dolore, sia rispetto alla prospettiva e prognosi della sua malattia. Quale Comune gli darà un posto in una RSD? Abbiamo bisogno di continuare a sostenerlo nell’accoglienza e nelle cure mediche di cui necessita. 


E. 
Ragazza di 22 anni, nigeriana, con un permesso per asilo politico ma senza alcuna residenza. Nessun Comune le ha mai dato una residenza, non ha lavoro. Oggi accolta con progetto verso l’autonomia lavorativa, rimane incinta del fidanzato. L’ecografia mostra che saranno due gemelli. Non ha lavoro. Non ha casa. Non ha residenza. E’ incinta di due gemelli, non ha prospettiva lavorativa a breve. Nessun Comune si farà carico di assegnare una residenza a una donna con due bambini. E’ in accoglienza da noi, che continueremo a non farle mancare nulla, partendo dal certificato di accoglienza temporaneo col quale speriamo di avere la tessera sanitaria, in quanto le prime visite sono state tutte a prestazione professionale a pagamento


In questa Quaresima abbiamo voluto raccontarvi quattro storie emblematiche delle accoglienze di Caritas diocesana.

Sono quattro storie che accompagniamo a nome di tutti, che mettiamo al centro della nostra Quaresima. Potete scegliere una delle storie da “adottare a vicinanza” e accompagnare con la vostra parrocchia e comunità, con offerte o anche prestazioni di tipo specialistico, come indicato, a titolo gratuito e di volontariato.

L’ufficio Caritas rimane a disposizione.

Diocesi di Mantova
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