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Natale 2021

Affidare la propria vita alla speranza

Il vescovo Marco in visita a malati e operatori dell'ospedale di Mantova

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"È arrivato!". 

Davvero una bella frase da poter dire. Una di quelle frasi che senti per caso ma che hanno la potenza di cambiare una giornata uguale alle altre. 

"È arrivato!": una frase che è stata detta molte volte giovedì 16 dicembre all’ospedale di Mantova. È arrivato il vescovo Marco a portare i suoi saluti al personale sanitario e agli ospiti.

Era atteso, il vescovo, che ogni anno non dimentica di portare un sorriso e una parola di conforto a chi si trova nella difficoltà di una malattia che lascia smarriti e incerti. Era atteso anche dagli operatori, a lungo impegnati a dedicare i loro sforzi per il bene degli uomini e delle donne che vivono la sofferenza. 

L’ospedale è un luogo davvero speciale, dove la vita prende spazio in tutta la sua forza e dinamismo. Così è possibile passare dalla gioia della vita che nasce alla disperazione di una malattia che irrompe improvvisa, alla forza di uomini e donne che ogni giorno vivono la loro malattia tra la speranza e la difficoltà, fino a giungere agli ultimi sospiri così delicati, dignitosi e profondi della vita umana. In ospedale ogni giorno la vita manifesta l’espressione della sua potenza. Così tra i corridoi e le stanze ogni incontro diventa occasione di relazione, di sguardi, di attese e speranze
Di tutto questo è stato fatto esperienza durante la visita del vescovo nei reparti della Pediatria, dell’Oncologia e delle Cure Palliative, dove con premura sono stati ringraziati gli operatori per il loro lavoro.
Dopo la visita ai reparti il vescovo ha inoltre celebrato la messa nella chiesa del Sacro Cuore, incontrando la Direzione Strategica e i professionisti di Asst, occasione per condividere un messaggio di conforto e incoraggiamento in un momento storico ancora difficile. All’inizio della celebrazione eucaristica sono intervenuti alcuni operatori che hanno raccontato la loro esperienza di cura. Da queste testimonianze è emersa l’importanza dell’ascolto, del dialogo e della compassione nel rapporto col paziente, soprattutto quando il malato sperimenta un disagio che giunge all’espressione delle domande profonde della vita: “Perché mi è capitato questo?”, “Che cosa ho fatto di male per meritare questo?”, “Non è meglio morire che soffrire così?”. Molto spesso la malattia porta con sé non solo il dolore fisico, ma introduce il disagio personale e spirituale. Così il prendersi cura della malattia non è mai, e solo, curare un male, ma profondamente un'esperienza di cura di tutta la persona. 
“Nella malattia - ha detto monsignor Busca durante l’omelia - si sperimenta lo smarrimento del cuore. Dobbiamo anche assecondare questo smarrimento e accettare di non trovare subito una soluzione per dare un senso alla situazione. Occorre affidare la propria vita alla speranza. Il vescovo ha poi rassicurato i professionisti: “I vostri gesti di cura hanno sempre un effetto di consolazione, di vicinanza sui malati”.
“E arrivato!”: una frase davvero speciale. A volte anche solo un gesto di cura, di attenzione, una condivisione di vicinanza e consolazione basta a portare un sorriso che spezza la monotonia di una giornata simile alle altre. Un modo sicuramente concreto per poter riflettere sul significato del potersi scambiare gli auguri di Natale. 


Diocesi di Mantova
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