Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

31ª domenica del Tempo ordinario

«Amare» è il comandamento più importante

La domanda di uno scriba spinge a riflettere sui precetti di Dio

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In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».

Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».

Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Il brano evangelico presenta una specie di sintesi dei precetti di Dio. Viene offerta su sollecitazione di uno scriba che si rivolge al Maestro chiedendogli appunto «qual è il primo di tutti i comandamenti». Gesù risponde rinviando lo scriba al Deuteronomio: «Ascolta Israele…». Questo passo è così importante che l’ebreo ancora oggi lo recita ogni giorno. Si tratta infatti di una formula breve in cui viene espresso il dogma fondamentale (l’unicità di Dio) e la norma basica della condotta (amerai il Signore con tutto il cuore). La fede e l’amore vengono dall’ascoltare. Al passo citato dall’Antico Testamento, Gesù ne aggiunge un altro: «Amerai il prossimo tuo come te stesso», concludendo che «non c’è altro comandamento più importante di questi».

Gesù compie una grande innovazione: insegna che il comandamento dell’amore di Dio fa tutt’uno con quello dell’amore del prossimo. La novità si completerà poi quando dirà espressamente: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato» (Gv 13,34). Ciò che lo rende originale è appunto la parte finale del versetto appena citato: «come io ho amato voi». Cioè un amore senza misura, «fino alla fine». A questo punto la domanda che si è posto lo scriba trova la risposta in una sola parola: tu amerai (Dio, il prossimo, te stesso).
Non rimane che aggiungere qualche breve considerazione. In primo luogo, dove c’è una qualche manifestazione di amore, lì c’è Dio, perché «Dio è amore». In secondo luogo, è possibile amare solo se prima si è amati. Così è del rapporto tra Dio e noi, così è anche nel rapporto tra noi esseri umani. Se vogliamo che una persona diventi progressivamente capace di amare, è necessario anzitutto che lei sperimenti fin dall’inizio di sentirsi amata. In terzo luogo, è facile notare come la parola amore abbia subìto nel tempo molte contaminazioni e falsificazioni. Lo ricorda Erich Fromm: «La maggior parte della gente ritiene che amore significhi “essere amati”, anziché amare; di conseguenza, per loro il problema è come farsi amare, come rendersi amabili, e per raggiungere questo scopo seguono parecchie strade». E, continuando la sua riflessione, Fromm aggiunge: «L’amore è un sentimento attivo, non passivo; è una conquista, non una resa. Il suo carattere attivo può essere sintetizzato nel concetto che amore è soprattutto “dare” e non ricevere ». Si deve quindi concludere che «l’amore è un sentimento da imparare» (Walter Trobisch).

Le letture della 31ª Domenica del Tempo ordinario: Dt 6,2–6; Sal 17; Eb 7,23–28; Mc 12,28–34

Diocesi di Mantova