Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

Domenica di Pasqua

Anche tutti noi possiamo vedere il Cristo risorto

Per vedere davvero Gesù servono occhi nuovi, purificati dall'amore

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Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Quando facevo il chierichetto, la cosa più bella della Pasqua era tornare a cantare l’Alleluia. Alleluia, ci ricorda sant’Agostino, vuol dire: “Lodate Dio!”. È un’esplosione di gioia incontenibile. Scrive ancora  Agostino: «Per quanto riguarda il tempo presente in cui siamo pellegrini sulla terra, cantiamo l’Alleluia come consolazione, tendiamo a quella patria dove, scomparse tutte le faccende che ci impegnano adesso, non resterà altro che l’Alleluia» (Disc. 255).

È sulle gambe dei testimoni, Maria di Magdala, Pietro, il discepolo amato, che l’annuncio della risurrezione di Gesù ha iniziato la sua corsa. Il racconto di quel mattino, il giorno dopo il sabato, è un capolavoro. Nessun altro artista ha saputo riprodurne l’intensità e il mistero di quel sepolcro vuoto, pieno della presenza di Dio.
I primi a giungere guardano ma non vedono. All’inizio Maria di Magdala, osserva la pietra rotolata via e ne offre un’interpretazione errata: «Hanno portato via il Signore e non sappiamo dove l’hanno posto!». Quando il nostro guardare è incatenato al passato non riusciamo ad accogliere la novità di Cristo. Neppure gli occhi di Pietro permettono di capire. Se l’intelligenza non è orientata dalla Scrittura rimane cieca. Il discepolo amato da Gesù, in cui ciascuno di noi si può riconoscere, è infine colui che «vide e credette».
Possiamo anche noi vedere il Risorto? E dove? In questi giorni ci sembra più arduo. Se osservassimo con occhi nuovi, con uno sguardo purificato dall’amore, scopriremmo la presenza di Gesù. Lo vediamo nella primavera, nella storia dove c’è una rete di solidarietà tra i popoli, nelle persone attorno a noi, generose e mai scontate. Lo vediamo in noi, quando scopriamo quella forza di rialzarci di cui non eravamo consapevoli. Lo vediamo nei vuoti che si sono venuti a creare in questi giorni di quarantena, che ci hanno permesso di tornare all’essenziale.
La risurrezione di Gesù è un evento cosmico. E noi ne siamo testimoni. Portiamo questo annuncio ai nostri fratelli e facciamo risuonare l’inno pasquale: Alleluia!


Le letture della Domenica di Pasqua: At 10,34a.37–43;Sal 117; Col 3,1–4; Gv 20,1–9.

Diocesi di Mantova