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Confronto sul progetto catechistico diocesano

Ne parla il vicario per la pastorale don Gianni Grandi

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Cerchiamo di mettere a fuoco alcuni elementi di quello che abbiamo chiamato Progetto catechistico diocesano, progetto sul quale ci siamo confrontati nei vicariati insieme agli operatori

pastorali, aiutati anche dall’intervista a Enzo Biemmi. È necessario trovare luoghi e occasioni per continuare il confronto. Non vogliamo che questo progetto rimanga sulla carta ma auspichiamo tutti che possa diventare una scelta decisiva per il nostro agire pastorale. Queste poche righe vogliono essere un contributo in questo senso. 

Un primo elemento di confronto riguarda il cosiddetto soggetto educante: il soggetto educante è l’intera comunità cristiana. Ce lo diciamo in tutte le modalità. Si tratta ora di passare dalle parole ai fatti.

Il primo passo è creare una équipe parrocchiale e rendere partecipi gli altri luoghi di confronto già esistenti (consigli pastorali, gruppi di adulti…) per approfondire questo aspetto fondamentale. Stiamo parlando, a mio modo di vedere, di un processo che richiede costanza, pazienza ed elasticità. Quindi è fondamentale continuare a parlare e a confrontarsi. 
Un secondo aspetto è la presa di coscienza del rischio che ci può essere di dividere la pastorale in pastorale “popolare” e pastorale “per pochi”: da una parte chi accetta un modo nuovo di costruire il catechismo, dall’altro chi non desidera cambiare. Bisogna invece avanzare insieme senza costruire muri ma curando le relazioni con tutti. E anche qui serve tanta pazienza e spirito di comunione. 
Un terzo aspetto importante è la constatazione della divisione che c’è tra gli operatori pastorali. Occorre tutti fare un passo indietro e riconoscersi componenti dell’unica Chiesa. Sembra un discorso scontato ma non lo è: chi fa l’animatore dei ragazzi non conosce i componenti del gruppo Caritas; i capi scout ritengono che la loro esperienza di Chiesa non abbia bisogno della presenza di altri. I catechisti di un gruppo esauriscono la loro esperienza di fede e di annuncio senza aprirsi veramente alla comunità, i cristiani della Messa domenicale continuano a vivere un cristianesimo individualistico. Non possiamo vivere in compartimenti stagni ma possiamo e dobbiamo remare insieme per diventare annunciatori più efficaci. Ecco l’importanza anche della formazione unitaria che la diocesi propone da qualche anno, e della creazione in parrocchia o nell’Unità pastorale di momenti unitari nei quali tutti gli operatori pastorali e tutti i cristiani che lo desiderano riflettono e studiano insieme mettendo a disposizione i propri carismi. 
Un altro elemento decisivo è il bisogno di figure educative stabili che hanno fatto e fanno esperienza del Signore (preghiera, sacramenti, senso di giustizia sociale): per questo motivo resta sempre importante una formazione solida che porti sempre più cristiani a vivere la vita spirituale, a saper giudicare e agire secondo il cuore di Cristo. La casa, e in essa la famiglia, va valorizzata proprio perché si può vivere una esperienza feriale di accoglienza della vita su cui inserire il Vangelo di Cristo. La proposta di alternare momenti nelle case e momenti in parrocchia potrà rendere attive più persone nel cammino di educazione alla fede e valorizzare il carisma proprio della coppia. Certamente questa andata e ritorno tra casa e chiesa manifesta ancora come più preziosa la parrocchia: quando i bambini con i loro genitori vengono in oratorio devono poter respirare un clima di festa, di accoglienza, insieme al tesoro prezioso della Messa domenicale. 

L’unitarietà del cammino dal Battesimo all’età giovanile è un obiettivo centrale. Intendiamo questo obiettivo come un percorso che metta insieme primo annuncio, esperienza liturgica e educazione alla carità, dentro a riti di passaggio e alla celebrazione dei sacramenti. 
In questa proposta del nuovo progetto catechistico ci si chiede giustamente quali saranno i contenuti. Possiamo dire che Gesù Cristo morto e risorto è l’unica e permanente chiave di lettura della nostra esperienza di vita; Gesù Cristo incontrato nella Liturgia domenicale, nella Carità, nell’educazione alla preghiera.
Papa Francesco sottolinea l’importanza di avviare processi più che occupare spazi: abbiamo davanti una bella occasione per avanzare in modo sinodale e per fare in modo che il nostro tesoro in vasi di creta sia annunciato nella carità.

Diocesi di Mantova
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