Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

4ª domenica di Quaresima

Dio vuole redimere il mondo, non solo qualcuno

Il messaggio cristiano non è di condanna, ma di salvezza e riguarda tutti noi fedeli

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L’evangelista Giovanni, nel terzo capitolo del suo Vangelo, propone il racconto dell’incontro tra Gesù e Nicodemo, un “maestro d’Israele”. E’ lo stesso Gesù a riconoscergli questo titolo. In effetti Nicodemo è un dottore della Legge, un fariseo, membro del sinedrio, un capo dei Giudei. Ha cercato e raggiunto Gesù di notte, fuori dagli sguardi indiscreti e dalle mormorazioni dei suoi colleghi, già infastiditi da questo Rabbì di Nazaret che li aveva invitati a distruggere il tempio che poi lui avrebbe ricostruito in tre giorni (Gv2). Forse l’onestà intellettuale, forse la curiosità della fede, forse il coraggio di chi vorrebbe farsi discepolo, forse la sapiente apertura relazionale a Dio, propria del “maestro”, suggeriscono a Nicodemo di avvicinare Gesù. E a lui Gesù riserva una grande lezione, la rivelazione del senso della sua missione: il Figlio dell’Uomo è il Figlio unigenito di Dio e sarà innalzato perché il mondo creda e sia salvato.


Il Figlio di Dio è stato mandato perché Dio ha tanto amato il mondo che ha voluto salvarlo. Dio non vuole condannare il mondo e l’umanità, li vuole salvare. Sottolineiamo due parole, “tanto” e “mondo”. Indicano la completezza e pienezza dell’amore di Dio e la totalità della realtà umana a cui Dio guarda. Dio non ama l’uomo un po’, a certe condizioni, lo ama tanto. Dio non vuole salvare qualcuno, ma tutti, il mondo intero. Se ci sarà una condanna questa non sembra venire da Dio, ma dagli uomini stessi, impediti dalla loro mancanza di fede. Il giudizio non sarà altro che la ‘fotografia in bianco e nero’ del mondo? “La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce. Chiunque infatti fa il male, odia la luce. Invece chi fa la verità viene verso la luce”. Una lettura potrebbe essere: bene per chi crede, guai a chi non crede, peggio per lui!

Ma abbiamo trascurato un particolare essenziale: “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo”. Secondo Nm 21,9 Mosè, nel deserto, aveva innalzato un serpente di bronzo che guariva chi lo guardava. Gesù, in questo capitolo terzo del Vangelo di Giovanni, preannuncia che sarà innalzato tra terra e cielo per la salvezza degli uomini. Giovanni, unico tra i discepoli, con le discepole aveva accompagnato Gesù lungo la via del calvario, aveva assistito alla sua crocifissione e alla sua morte. Gesù, davanti ai suoi occhi, era stato innalzato sulla croce, era morto come un malfattore e un uomo maledetto.

Dopo la resurrezione di Gesù, quella morte è vista da Giovanni con gli occhi della fede: Gesù, innalzato sulla croce, è la rivelazione che Dio ha tanto amato il mondo, la nostra umanità e che li ha salvati. Non vuole condannarli, ma vuole che tutti “abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv. 10,10). La morte di Gesù è una storia d’amore, per la conversione dei cuori.  Il crocifisso è lì: finché avremo domande da porgli, finché avrà domande da porci, potremmo essere condannati?

Diocesi di Mantova