Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

4ª domenica di Avvento

Fare spazio al Signore affinchè possa venire

Come Maria, anche Giuseppe si fida di Dio e accoglie Gesù

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Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il 

bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

La quarta settimana d’Avvento ci accompagna nell’ultimo passo verso il Natale. Un altro testimone ci indica come accogliere Dio: è Giuseppe, lo sposo di Maria. Di lui non ci restano parole, solo silenzi. Parrebbe il copione di una comparsa e invece il destinatario dell’annunciazione è proprio lui: Giuseppe, il carpentiere di Nazareth.

All’origine c’è l’azione di Dio: «Maria si trovò incinta per opera dello Spirito Santo». La venuta del Signore non dipende dalla volontà umana, ma esclusivamente dal desiderio di Dio. Per Giuseppe, evidentemente, non fu una spiegazione sufficiente: il matrimonio doveva andare a monte perché quel figlio non era suo. Ne aveva tutte le ragioni e la legge era dalla sua parte: avrebbe potuto svergognare Maria pubblicamente. Non lo fece “poiché era un uomo giusto”: da questa decisione ha inizio il suo “sì”. Egli è veramente un uomo giusto, perché sa mettere il proprio onore ed il proprio diritto nel giusto ordine: in ogni caso, dopo la vita di Maria.
Rifiutare l’ingiustizia è il primo passo, ma non necessariamente corrisponde a praticare la giustizia. Di questo Giuseppe ne è consapevole e rimugina queste cose nel suo animo, nel silenzio. È un momento di profonda crisi, di vuoto e di impotenza, ma è proprio in questa situazione che Dio si manifesta. Perché il Signore possa venire, bisogna fargli spazio. Il Signore entra nel vuoto di Giuseppe e lo riempie con la sua risposta.
Il messaggero vuole fugare ogni paura e gli dice: “Non temere”. Giuseppe si lascia coinvolgere: accogliendo lei, lui accoglierà il Salvatore. Il suo compito sarà dargli un’identità, crescerlo in modo conforme al nome che è stato scelto per lui: Gesù, “colui che salva il suo popolo”. È il compito di ogni genitore: aiutare i propri figli a divenire quello che “già sono” nel cuore del Creatore.
Senza il consenso di Maria, Dio non sarebbe entrato nella storia; senza il consenso di Giuseppe, Gesù non sarebbe venuto al mondo. Ciascuno dei due fu solo davanti al Signore. Ognuno di loro pronunciò il proprio sì personale davanti ad una proposta incredibile. Insieme, lasciando che il Mistero trasformasse la loro relazione, resero possibile l’inconcepibile. In quest’anno pastorale, in cui l’attenzione all’esperienza della coppia mette in risalto la relazione quale elemento specifico del nostro essere discepole e discepoli, la coppia di Nazareth sia per tutti maestra e compagna.

Le letture della 4ª domenica di Avvento: Is 7,10–14;Sal 23; Rm 1,1–7; Mt 1,18–24.

Diocesi di Mantova