Vivere la domenica

Vivere la domenica

​14ª domenica tempo ordinario​

Gesù ci assicura un ristoro per la nostra vita

Rivolgiamo lo sguardo a Cristo, consci che l'amore non ha limiti

Claudio Modé e Marilena Barbieri
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In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Gesù loda il Padre. La sua è una lode prorompente, viva. Ci presenta un Padre Signore del cielo e della terra, non un Dio distante. Gesù loda il Padre perché ha nascosto queste cose, ma cosa sono queste cose nascoste? I biblisti ci direbbero che queste cose sono i misteri del regno. Un regno dove cielo e terra, in Gesù, sono uniti definitivamente.

Il regno di Dio si apre, si rivela ai piccoli, a coloro che non hanno la pretesa di aver già capito tutto. Noi perciò siamo invitati a riconoscere Dio come Padre tramite la conoscenza di Gesù come Figlio; una accoglienza nella fede di questa rivelazione, anche se per noi ancora parziale. Le nostre idee, le nostre scelte, ci danno sicurezza. Ci dà tranquillità la convinzione di conoscere Dio, così non lo interpelliamo davvero, per paura che sconvolga i nostri equilibri. Ma Gesù chiede di metterci a nudo davanti a Lui (Lc 18,13), di fidarci e riaffidarci.
Venite a me: ancora una volta Gesù guarda ai piccoli. Nel suo invito egli include tutti, anche chi si sente oppresso dal vivere quotidiano.  Ci invita a prendere su di noi il suo giogo, sarà un peso dolce e leggero. Ci invita a essere come lui: mite e umile di cuore. Ma attenzione, ciò non significa essere superficiali, disinteressati. Gesù ha vissuto fino in fondo la mitezza e l’umiltà del cuore, in modo coerente. “Imparate da me”: ha guarito, consolato, accolto, fino a morire in croce. Abbiamo davvero tanto da imparare!
Ma non guardiamo a Gesù come a un martire dell’Amore, saremmo distratti dal “cosa ha fatto” e perderemmo di vista il “perché lo ha fatto”. Rivolgiamo lo sguardo a Lui nella consapevolezza che l’Amore non ha limiti, che per Amore si arriva a donare tutto, anche la propria vita.

Le letture della 14ª Domenica del Tempo ordinario: Zc9,9–10; Sal 144; Rm 8,9.11–13; Mt 11,25–30.

Diocesi di Mantova