Commento al Vangelo

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Domenica delle Palme

Gesù e la croce: molti non capiscono ma lui ama tutti

La Passione rivela un'umanità che vive la grazia che preserva dal male

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Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”». Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?».

Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!».

Nel racconto della Passione di Gesù emergono l’incapacità degli uomini di capire il Figlio di Dio che muore e, al contrario, la profonda capacità di Gesù di comprendere l’umanità. Nel momento più intenso e drammatico del suo inabissarsi nella condizione umana, Gesù è incompreso. Già durante l’Ultima cena, quando prepara i dodici alla sua morte, non è capito. Qualcuno lo tradirà. Sono forse io?, chiedono tutti. Rimarrete scandalizzati: avvisa Gesù. Io no: contesta Pietro. Non capisce Giuda che forse vuole coinvolgere Gesù in un’iniziativa che sia l’esito di tanti insegna-

menti.


Nell’orto del Getsemani i discepoli non comprendono l’invito di Gesù a vegliare e si addormentano, senza accorgersi della sua sofferenza e di quanto sta accadendo intorno a loro. Non capisce Pietro che prima sfida con impeto la prospettiva della morte di Gesù e poi nega di conoscerlo. Non capiscono Gesù coloro che lo accusano: non sanno neppure che testimonianza inventarsi per condannarlo. Non capiscono i sacerdoti, preoccupati che sia rispettata la Legge. Non sanno comprendere Gesù che dice di essere il Figlio di Dio e trovano, nel suo riconoscersi Messia e Re, la ragione per esporlo al tribunale di Pilato. Non capisce Pilato, chiuso nell’esercizio del proprio potere e indifferente, seppure con qualche inquietudine, alle diatribe religiose degli ebrei. Non capisce la folla, che chiede la condanna a morte di Gesù senza un perché. Non capiscono Gesù i soldati, crudeli e derisori della sua regalità. Non capiscono coloro che fuggono mentre Gesù sale il Calvario. Non capisce chi lo sfida a scendere dalla croce.


Se gli uomini non capiscono Gesù, lui, nei momenti più drammatici della passione, rivela una meravigliosa capacità di comprendere e amare tutti. A partire dalla donna che gli offre un prezioso profumo e che è rimproverata dai discepoli, severi contro quell’inutile spreco. Gesù capisce la bontà del suo gesto e la difende. Gesù comprende quello che Giuda vuole fare e gli fa capire che cadrà nella furia della disperazione. Gesù cerca di ridimensionare la spavalderia di Pietro, pronto a morire per lui, ed esorta i discepoli a mantenersi vigili: conosce bene la debolezza della loro fede e teme per loro. Gesù capisce l’insensatezza della sua cattura e sulla croce ha parole di comprensione per chi lo uccide.
Anche nei momenti più dolorosi, l’amore di Gesù per l’umanità è grande e rivela il suo misterioso dono di sé per la salvezza del mondo. Ma se Gesù capisce, gli uomini non comprendono quello che sta accadendo, chiudono cuore e mente di fronte alla sua passione e morte.


Ci sono però passaggi che rivelano una premurosa vicinanza umana a Gesù che soffre. Alcune persone non lo abbandonano durante la sua passione. Compiono gesti che non possono impedire la sua morte e per questo sono inutili, in un certo senso. Il regalo di un profumo a Gesù, l’aiuto a portare la croce, seguirlo, assisterlo a che cosa servono? A nulla sul piano oggettivo delle dinamiche, ma sono il segno di un’umanità che, anche nei momenti più concitati e drammatici, sa essere buona, sa guardare con commozione al mistero del Figlio di Dio crocifisso, sa rapportarsi a chi lo uccide con sofferta semplicità. Accanto a Gesù che muore c’è un’umanità che, con fede e coraggio, lo segue, si china davanti a lui, lo accetta perdente, ma non tace il proprio stupore: davvero era Figlio di Dio! Gesù riconosce la bontà di quei gesti. La passione è rivelatrice, nel suo doloroso svolgimento, di un’umanità che, di fronte a Gesù che muore, vive la grazia che preserva dal male e rende capaci di amare.


Le letture della Domenica delle Palme: Is 50,4–7; Sal 21; Fil 2,6–11; Mc 14,1–15,47.

Diocesi di Mantova