Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

1ª domenica di Avvento

Gesù invita a concentrarci su come viviamo

Per essere pronti all'incontro con Dio serve uno spirito di attesa

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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo.

Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Ha inizio il tempo dell’Avvento e la liturgia ci introduce attraverso un discorso sui tempi della fine. Gesù stesso si preoccupa di fare chiarezza sulla fine: già i suoi discepoli gli avevano chiesto quando sarebbe venuta la fine del mondo e quando si sarebbe rivelato il Figlio dell’uomo. Egli aveva risposto che nessuno, oltre il Padre, ne è a conoscenza. Chiedendo di non disperdersi in previsioni inutili, li invitava a concentrarsi sull’oggi.


È un invito che rinnova anche a noi. Gesù ci rimanda al racconto del diluvio, prima del quale la gente viveva normalmente. Facevano cose buone, ma Gesù individua un errore nel “non accorgersi” che il tempo stava cambiando: «Non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti». È un richiamo all’attenzione sul “come” viviamo le cose buone della quotidianità: appagati oppure con uno sguardo capace di scrutare oltre l’orizzonte i segni della vita nuova? Il Signore ci vuole rendere consapevoli di quanto sia decisivo, perché si realizzi il nostro incontro con lui, il fatto che viviamo nell’attesa. Non basta accontentarsi di espletare le operazioni necessarie alla sopravvivenza. Il giorno del Figlio dell’uomo, che pure nessuno sa quando verrà, è l’oggetto del grande desiderio: non della grande paura.


Gesù ci presenta anche due coppie: due uomini nei campi e due donne alla macina. Tutti quanti sono impegnati nelle loro buone occupazioni quotidiane. Tuttavia un uomo sarà preso e l’altro rimarrà, una donna sarà presa e l’altra rimarrà. Chi viene portato via gode della “parte migliore”; il Signore non ruba la vita: la eleva, la salva. Allora perché una persona può incontrare il Signore e l’altra no? L’uno avrà zappato consapevole di farlo in preparazione a una vita nuova, l’altro no. L’una avrà macinato il grano nel desiderio della festa finale, l’altra no. Il grande desiderio si realizza preparandosi consapevolmente all’incontro.


Nella mini parabola conclusiva Gesù utilizza l’immagine del furto, perché sa quanto siamo attaccati a ciò che riteniamo prezioso. Il Signore ci assimila al padrone di casa che deve proteggere i suoi beni. Se il padrone di casa, pur sapendo l’ora in cui il ladro deve venire, veglia tutta la notte, ancora di più noi, che non sappiamo l’ora, dobbiamo “attendere”, per non lasciarci trovare impreparati.


Le letture della 1ª Domenica di Avvento: Is 2,1-5; Sal 121; Rm 13,11-14a; Mt 24,37-44.

Diocesi di Mantova