Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

3ª domenica di Pasqua

Gesù risorto è in mezzo a noi: lo riconosciamo?

La salvezza non si rivela solo nella morte di Cristo, ma anche in tanti momenti della nostra vita

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In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Il mattino di Pasqua, di buon’ora, dopo aver aperto le porte della chiesa, mi sono seduto in un banco per pregare un po’ e gustarmi il silenzio della chiesa ancora vuota. È entrata una persona, un giovane adulto che conosco, e, sedutosi accanto a me, mi ha chiesto: «Oggi celebriamo la risurrezione di Gesù, ma che cosa vuol dire che Gesù è risorto per la mia vita di tutti i giorni?». Sono rimasto colpito, quasi folgorato, da questa domanda e ho pensato: si può essere teologi anche con una modesta cultura.

Il Vangelo della terza domenica di Pasqua può aiutarci a trovare qualche risposta a questa domanda. La fede nella risurrezione di Gesù si è sviluppata con fatica anche tra i discepoli e nelle prime comunità cristiane. È singolare che, nonostante il racconto dei discepoli di Emmaus, quando Gesù si fa presente in mezzo agli undici e rivolge loro il saluto: «Pace a voi», essi, «sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma.

Luca quando parla delle apparizioni del Risorto non dice che Gesù “viene” o “appare”, ma utilizza il verbo “stare” in mezzo a loro. Come a dire: Gesù risorto è già in mezzo a noi, è necessario però riconoscerlo. Compito non facile perché l’evento della risurrezione ha trasfigurato la sua persona, tanto che i discepoli, che pure avevano una viva familiarità con lui, faticano a riconoscerlo. Gesù per fugare i dubbi e il turbamento mostra loro le sue ferite e chiede qualcosa da mangiare, facendosi poi vedere mentre consuma il cibo davanti a loro. La persona del Signore risorto è reale e concreta: il Risorto ha un vero corpo. L’intervento di Dio, che ha fatto passare Gesù dalla morte alla vita piena, coinvolge l’umanità di Gesù nella sua interezza e globalità.
Mi sembra molto attuale questo annuncio del Vangelo di Luca: immersi in uno stile di vita e in una cultura secolarizzata e senza radici, ci illudiamo che la risposta sia quella di una religiosità spiritualista, disincarnata e così di fatto lasciamo ampi spazi alle varie forme di superstizione e di magia pseudoreligiosa. La vera fede coinvolge la nostra corporeità, la concretezza della nostra vita, delle nostre relazioni. È importante che una famiglia si ritrovi insieme a mangiare almeno una volta al giorno, ma non è così scontato. La vera fede nella risurrezione di Gesù nel suo vero corpo ci rende più attenti a porre al centro della vita delle nostre comunità le persone più fragili, le famiglie dei bambini con disabilità, i malati psichici, gli anziani colpiti da demenza, le famiglie che assistono malati cronici.

Di grande rilievo sono poi le parole di Gesù, anche perché sono le ultime, prima della sua ascensione al cielo, e si possono considerare quasi come un testamento spirituale. La sua Pasqua di morte e risurrezione è il “compimento” di tutta la rivelazione del Primo Testamento (legge di Mosè, profeti e salmi). Senza l’evento della croce e della risurrezione sarebbe rimasto incompiuto il cammino di Gesù, la sua rivelazione del Padre, e sarebbero rimaste incompiute anche le Scritture, prive dell’ultima parola, quella nella quale la rivelazione di Dio si è fatta definitiva e piena.
Per giungere alla fede piena non basta toccare il corpo di Gesù risorto, vederlo mangiare: è necessario oggi incontrarlo nel corpo vivo della Scrittura, nella Scrittura resa viva dallo Spirito del Risorto. Per questo Gesù «aprì loro la mente per comprendere le Scritture»: senza l’azione di Gesù risorto non si comprendono le Scritture e senza l’intelligenza delle Scritture non si comprende chi egli sia il significato della sua vita e del suo mistero di salvezza. Scrive Ugo di San Vittore: «La Parola di Dio rivestita di carne umana è apparsa una sola volta in modo visibile e ora questa medesima Parola viene a noi nascosta nella pagina scritturistica e nella parola umana di chi la proclama». Ecco perché il piano di salvezza di Dio non si rivela pienamente soltanto nella morte e risurrezione di Gesù, ma anche nella predicazione e nella missione della Chiesa. Passione, risurrezione e missione costituiscono un solo evento, tutte e tre all’interno della “divina necessità” e all’interno delle Scritture («sta scritto»). La recente visita in Etiopia, presso la missione dove operano don Matteo, Elisabetta e prossimamente anche don Sandro, mi ha confermato nella convinzione che la Chiesa è per sua natura missionaria, non può non esserlo, altrimenti non è la Chiesa di Cristo.


Le letture della terza Domenica di Pasqua: At 3,13-15.17-19; Sal 4; 1Gv 2,1-5; Lc 24,35-48.

Diocesi di Mantova