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​Giornata del Seminario

Un'occasione per conoscere meglio la realtà in cui si formano i futuri sacerdoti diocesani

Redazione
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L’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, si celebra in diocesi la Giornata del Seminario


È l’occasione per raccontare i primi mesi di questo nuovo anno comunitario, iniziato all’insegna del cambiamento: da ottobre infatti tre seminaristi - Daniele Nocentelli, Guido Belli e Marco Zenesini - attualmente al terzo e quarto anno di teologia, frequentano lo Studio Teologico del Seminario di Verona, insieme ai seminaristi veronesi e a religiosi, consacrate e laici di diversa provenienza. «In principio non è mancato qualche timore – riconosce Guido – ma ora prevale in tutti il desiderio di formarsi in una realtà più ampia, capace di stimolare domande e agevolare il confronto tra gli studenti». Il primo bilancio è dunque molto positivo, sia per la calorosa e fraterna accoglienza ricevuta, sia per la preparazione e disponibilità dei docenti.

Un altro seminarista, Edoardo Passeri, ha iniziato i corsi per la Licenza in Teologia Pastorale presso la Facoltà teologica del Triveneto. Una sera alla settimana alloggia nel Seminario di Padova, condividendo con i seminaristi padovani alcuni pasti e momenti di vita comunitaria. 

Infine Luca Campagnoli, attualmente all’ultimo anno di teologia, completerà gli studi e l’esame di baccellierato a Mantova.
Anche gli educatori sono un po’ “pellegrini”: don Roberto Pedroni, il padre spirituale, è parroco a Marmirolo, e don Andrea Bonesi, il vice-rettore, accompagna coloro che iniziano il discernimento vocazionale presso il Punto Giovani di San Leonardo, in città. 

A motivo di questi cambiamenti sono mutati i ritmi della comunità e le dinamiche formative, per adeguarsi alla vita che si trasforma. «Questa piccola “diaspora” – afferma don Lorenzo Rossi, il rettore – ci sollecita a gustare con intensità i tempi in cui viviamo insieme. Più la fede si intreccia alla maturità umana, tanto più riusciamo a fare sintesi della nostra vita. Questa forse è la lezione più bella che questo tempo ci regala: imparare l’arte di presiedere una comunità con uno stile “sinodale”».


Le trasformazioni in atto sono frutto di un percorso di discernimento avviato a partire dallo scorso anno, per riorganizzare l’assetto della proposta formativa del Seminario, tenendo conto dei numeri attuali e delle nuove esigenze educative che sempre più si impongono alla formazione presbiterale. È un processo che ha attraversato alcuni passaggi di discernimento con il direttivo dell’ITA (Istituto Teologico Affiliato), i seminaristi e il vescovo Marco Busca, coinvolgendo il presbiterio (nei vicariati e in Consiglio Presbiterale) e il Consiglio Pastorale diocesano, formato in prevalenza da laici.


Resta ancora da precisare il luogo abitativo della “comunità” del Seminario. In seguito alla richiesta d’affitto dell’ala nord da parte di Unicollege (università privata) si è avviato un ripensamento degli spazi del Seminario che prevedrà una ricollocazione delle quattro principali realtà che abitano l’immobile: la comunità del Seminario, i presbiteri residenti, l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Francesco” e il Centro pastorale “Carlo Ferrari”. 

«Le circostanze che stiamo vivendo – afferma il rettore – ci portano a valutare anche soluzioni abitative alternative all’edificio del Seminario, che consentano ai seminaristi di vivere un’esperienza comunitaria più omogena con la vita che condurranno, una volta preti, in parrocchia. Un contesto di vita in cui i futuri presbiteri possano cogliere che l’attività pastorale - assieme allo studio della teologia e alla maturazione umana e spirituale - realmente contribuisce a plasmare i tratti della spiritualità del prete diocesano. Non si esclude, tuttavia, che la comunità continui ad “abitare” in Seminario, in un contesto più proporzionato e familiare dell’attuale»


Il calo crescente dei seminaristi in tutta Italia e il mutamento repentino degli scenari ecclesiali inducono a pensare soluzioni semplici e non troppo impegnative dal punto di vista economico, misurate sulle persone che sono attualmente in formazione. Esse meritano il meglio che, realisticamente, si può offrire, sapendo che è un investimento importante per qualificare la chiesa diocesana e il presbiterio del prossimo futuro.

Diocesi di Mantova
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