Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

6ª domenica di Pasqua

Grazie allo Spirito riusciamo ad amare con lo stile di Gesù

Vivere questo sentimento in modo autentico è una scelta gratuita

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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando.

Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

La parola “amore” e il verbo “amare” sono diventate espressioni cariche di una certa ambiguità. Possono significare realtà ed esperienze umane molto diverse, a volte persino opposte. Il Vangelo della 6ª domenica di Pasqua ci aiuta a discernere il vero amore e quindi a viverlo con autenticità.

Il movimento dell’amore in questi versetti è tracciato in tutta la sua interezza. È un triplice amore: l’amore del Padre per il Figlio, l’amore di Cristo per i discepoli, l’amore reciproco tra i cristiani. Ma questo triplice amore ha un modello e una fonte. L'amore di cui parla Giovanni ha origine in Dio e da Dio discende a noi suscitando una dinamica relazionale in cui ciascuna creatura umana è chiamata a lasciarsi amare e a diventare soggetto capace di amare.

Per due volte in questo brano, Gesù dice: «Questo è il mio comandamento…», «Questo vi comando…». In molte occasioni non è affatto spontaneo amare una persona che magari ci ha offeso o ha tradito la nostra fiducia o ha parlato male di noi. L’amore vero, quello rivelato da Gesù e da lui vissuto, va oltre le simpatie e le antipatie, è un amore “pneumatico” cioè reso possibile dallo Spirito di Gesù. L’amore è comandato perché viene da un Altro e non da noi e perché solo un amore comandato e vissuto prima da Gesù può giungere ad amare anche il nemico.

«Non più servi, ma amici». Gesù desidera che i cristiani siano “amici del Signore”, non “servi di un padrone”. L’amore di Gesù è un amore di amicizia, dunque un rapporto confidente e libero. Le caratteristiche di questo rapporto amicale sono: l’estrema dedizione, la familiarità confidente, la scelta gratuita, la predilezione. Gesù aveva detto: «Il servo non resta per sempre nella casa del suo padrone». Colui che “rimane" è il discepolo “amato”, il discepolo che ha conosciuto l’amore di Gesù e rimane nel suo amore.
«Perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». Siamo assetati di gioia, ma spesso andiamo a cercarla in scelte e atteggiamenti che non ce la fanno trovare e sperimentare. La gioia vera, profonda è quella che scaturisce dall’essere amati gratuitamente da Dio e dall’amare in risposta a questo amore: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici».
Le letture della 6ª Domenica di Pasqua: At 10,25-27.34-35.44-48; Sal 97; 1Gv 4,7-10; Gv 15,9-17.

Diocesi di Mantova