Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

3ª domenica di Pasqua

Il Risorto scioglie le paure, come a Emmaus

Gesù non smette di comunicarci se stesso, affinché ci nutriamo di lui

C:\fakepath\Schermata 2020-04-20 alle 08.57.02.png

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.

Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».

Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

«La strada è giusta, è la direzione a essere sbagliata!». Questa è la prima massima che ho imparato sul cammino di Santiago de Compostela; quando si è verificata, mi è costata parecchio. I due discepoli del Vangelo di questa domenica hanno sbagliato direzione: si dirigono verso un insignificante villaggio della Giudea e non a Gerusalemme, dove la comunità è riunita attorno al Risorto.

«In quello stesso giorno, il primo della settimana». È il giorno dopo lo Shabbat. Ma è anche l’ottavo giorno, il giorno del trionfo di Cristo. In questo tempo, la Chiesa ha il compito di annunciare ciò di cui è testimone, la risurrezione del Signore. Dopo Tommaso, però, siamo davanti a un secondo fallimento: i due discepoli delusi si allontanano pur avendo ascoltato il racconto delle donne. L’annuncio, di per sé, non dà garanzie di successo! Tanti catechisti, sacerdoti, genitori cristiani, di fronte ai supposti fallimenti delle proprie attività, dovrebbero rileggere questo brano, scrollandosi di dosso una parte dei sensi di colpa che li attanagliano. Ogni volta che la Chiesa si sente sotto attacco, e non confida nella forza della risurrezione, ripercorre la strada di Emmaus.
C’è una grave patologia che attanaglia questi viandanti smarriti: l’incapacità di vedere e la bradicardia, la lentezza di cuore. Gli occhi sono incapaci di riconoscere Gesù. I discepoli sono ripiegati su se stessi, sulle proprie paure. L’amico è diventato lo straniero, perché loro stessi sono diventati stranieri a se stessi. Il cuore è lento, si ritrae all’amore di Dio. Il Risorto si affianca al cammino dei discepoli, viene ad abitare quel deserto che è diventata la loro anima, con la Parola e con l’Eucaristia.
Com’è difficile in questi tempi vedere i segni della risurrezione! Gesù non ha mai cessato di comunicarci se stesso, perché noi ci nutrissimo di lui: il dono è continuo. La scintilla che accende la miccia della fede è lo stupore: «Non ardeva in noi il nostro cuore?», si dicono l’un l’altro i discepoli. Quando Gesù ti si accosta nel cammino, puoi sentire la sua voce che scioglie i nodi che attanagliano l’anima. Allora è possibile cambiare direzione, ritornare a Gerusalemme, da quella comunità che, non sempre perfetta e amabile, tuttavia ha vissuto la stessa esperienza di amore, diventando comunità eucaristica.


Le letture della 3ª Domenica di Pasqua: At 2,14.22–33; Sal 15; 1Pt 1,17–21; Lc 24,13–35.

Diocesi di Mantova