Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

30ª domenica del Tempo ordinario

Il Signore è sempre pronto a riaccoglierci

Davanti alle difficoltà bisogna riconoscersi peccatori, con umiltà

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In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:

«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.

Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Gesù sta compiendo l’ultima parte del viaggio prima dell’ingresso a Gerusalemme e la sua preoccupazione è quella di rendere solida la fede di coloro che lo seguono. Ecco allora due uomini, a incarnare la possibilità o meno di salvarsi. L’uno è un fariseo osservante, che segue la Legge, che digiuna al momento opportuno e che paga la decima. L’altro è un pubblicano, un ingiusto  approfittatore, un cinico e spietato egoista. Eccoli entrambi nello stesso luogo a pregare.

Uno è pieno. L’altro è vuoto. Dentro al fariseo non c’è più spazio per Dio. Dentro, nel vuoto  del  pubblicano, c’è lo spazio per l’ingresso di Dio. L’ego spirituale del  fariseo lo fa sentire arrivato, lo fa bastare a se stesso. Addirittura, e questa sarà la sua condanna, si permette di giudicare tutti coloro che ha attorno, a partire dal pubblicano, additato nella sua preghiera come un reietto. L’umiltà del pubblicano, che si presenta con il capo chino nel tempio e al cospetto di Dio, ci dice di un uomo che sta compiendo il suo viaggio e sta vivendo un travaglio spirituale.
Senza umiltà, difficilmente si riesce a conoscere Dio e a conoscere sé stessi. Quanto è rassicurante  e piena di dolcezza questa immagine: Dio entra con la sua misericordia là dove la nostra esistenza gli lascia lo spazio di poter agire, là dove le nostre sicurezze non diventano superbia. E così il pubblicano è salvato. Il fariseo no.
«Don, come è possibile: io cerco di vivere seguendo ciò che la Chiesa mi chiede e poi mi sento dire che, davanti ame, ci sarà tutta una schiera di persone che ne hanno combinate di tutti i colori?».  Quante volte ho sentito obiezioni di questo tipo. Chi vive la carità del Vangelo, chi si lascia abitare il cuore e lascia umilmente spazio all’amore misericordioso di Dio, non ha nulla da temere. Mai.
Che bello però pensare che, se dovesse accadere di allontanarti da Dio, di inciampare e cadere davanti alle tentazioni e alle fatiche della vita, ci possa essere sempre il Signore che ti riaccoglie, pronto a risollevarti, purché, come il pubblicano, in umiltà, ci riconosciamo peccatori bisognosi di questo amore infinito che ridà senso all’esistenza.
Le letture della 30ª domenica del Tempo ordinario: Sir 35,15b–17.20–22a; Sal 33; 2Tm 4,6–8.16–18; Lc 18,9–14

Diocesi di Mantova