Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

15ª domenica del tempo ordinario

Impariamo a uscire per accogliere gli altri

Annunciare la Parola significa mettersi in cammino, accettando anche il rifiuto

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In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.

E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Ogni volta che Dio chiama, mette in viaggio. Dio viene per farci uscire da una vita a volte stanca, mette in moto energie impensabili, pensieri nuovi, fa scoprire orizzonti che non conoscevamo: Dio mette in cammino.

I primi testimoni di Gesù non partono da soli, ma insieme: «a due a due», come ci ricorda il Vangelo della 15ª Domenica del Tempo ordinario (Mc 6,7-13). In due si sostengono, si aiutano a vicenda, l’uno diventa forza dell’altro, insieme realizzano l'unità. È immagine del cammino sponsale, della coppia che, unita sacramentalmente a Cristo, testimonia la sua presenza nella famiglia, nella società e nel mondo intero. La coppia cristiana diventa l’immagine più eloquente nella trasmissione della fede. L’annuncio del Regno di Dio non può essere un’azione personale, ma è sempre un atto comunitario, ecclesiale, «perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro», dice Gesù (Mt 18,20). I discepoli sono tutti inviati, nessuno di loro è escluso. Nessun cristiano è esonerato dal suo mandato missionario. Ciò presuppone da parte del discepolo una triplice consapevolezza: che l’origine della missione è di Dio e noi siamo parte del suo progetto; imparare a uscire da noi stessi per accogliere gli altri; possedere un messaggio gioioso e attraente da offrire. Gesù «ordinò loro»: è un elogio all’essenzialità, alla sobrietà, quanto mai attuale; per camminare leggeri bisogna eliminare il superfluo.
«Dovunque entriate in una casa, rimanetevi» (Mc 6,10). Gesù manda i discepoli nelle case dove l’uomo vive i suoi giorni, fatti di gioie e di dolori, di passioni e di affetti. Il Vangelo, ascoltato e proclamato, nella casa diventa necessario nei giorni delle lacrime e in quelli della festa, quando il figlio se ne va, quando la malattia sconvolge i progetti e la morte sembra aver distrutto ogni speranza. La casa diventa il luogo d’incontro, di preghiera, in cui Dio consola e asciuga le lacrime della sua creatura più amata.
Entrare in casa altrui è percepire il mondo con altri colori, profumi, sapori, mettersi nei panni degli altri. Il discepolo deve mettere in conto anche il rifiuto, la non accoglienza! Questo non deve scoraggiare, siamo mandati per una missione. Pensiamo ai missionari che hanno avuto il coraggio di lasciare le loro comodità per mettersi in viaggio. E questo nonostante il rifiuto, nonostante la violenza verbale o fisica, perché anche oggi Dio invia uomini coraggiosi per annunciare la sua Parola liberatrice e manifestarsi in gesti salvifici: «Scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano» (Mc 6,13). Questa testimonianza ci fa capire che la Parola di Dio è attuale, viva ed efficace.
Le letture della 15ª Domenica del Tempo ordinario: Am 7,12-15; Sal 84; Ef 1,3-14; Mc 6,7-13.

Diocesi di Mantova