Vivere la domenica

Vivere la domenica

5​ª domenica di Quaresima​

In silenzio come semi nella terra per risorgere

Gesù vince la morte per tutti: così il suo amico Lazzaro torna a vivere

Elisabetta Sepich, Gabriella Verzeletti
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In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».

Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà».

Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?».Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.

Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

La Quaresima continua ad arricchirsi di compagni di viaggio. Da fuori a dentro, un passaggio vitale per avvicinarsi alla Pasqua. Ora il Vangelo ci fa conoscere le persone più vicine a Gesù, i suoi amici. Quella Betania che tante volte aveva il sapore di casa, di relazioni importanti.

Forse anche per questo stride un po’ quella risposta alla notizia della malattia di Lazzaro: «Questa malattia  non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio». E così Gesù solo il terzo giorno (interessante richiamo alla risurrezione) annuncia la sua volontà di recarsi in Giudea sfidando la stessa fede degli amici.

«Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Così Marta prima e Maria dopo si rivolgono all’amico Gesù al suo arrivo. Una fede messa alla prova di fronte all’evidenza dei fatti. Gesù mostra un nuovo aspetto della sua umanità e si commuove. Alza gli occhi al cielo, prega, e con una parola Lazzaro torna in vita: con la sua risurrezione profetizza la risurrezione di Gesù. Questa risurrezione, «di colui che Gesù ama», manifesta la ragione profonda per cui il Padre richiamerà Gesù dai morti.

La fede non consente di sfuggire alla morte fisica, ma chi crede in Gesù vive per sempre. In questi giorni sembriamo in attesa di qualcosa che faccia ripartire il movimento. È così che possiamo anche constatare un silenzio nuovo: quello che avvolge le nostre piazze.  Possiamo sperimentare delle risonanze inusuali nelle relazioni quotidiane. Ci accorgiamo che da molto tempo non ci fermiamo lasciando che la vita ci parli.

Il seme nella terra vive un silenzio surreale per poi “risorgere” portando frutto, così le nostre vite si riscoprono legate da sentimenti di partecipazione al dolore dell’altro. Una rete virtuale ma reale rimette in circolo la vita di preghiera attraverso momenti condivisi anche se distanti, in cui la comunione è tangibile anche se il Rosario che stiamo recitando lo facciamo, soli, nella nostra casa. Una luce, una candela, rinnova la memoria di un Dio che anche nella morte non abbandona il Figlio, tutta l’umanità.

Le letture della 5ª Domenica di Quaresima: Ez 37,12–14; Sal 129; Rm 8,8–11; Gv 11,1–45

Diocesi di Mantova