Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

4ª domenica di Pasqua

La Chiesa in uscita passa sempre attraverso Gesù

Cristo è la porta che fa uscire dal peccato ed entrare nella vita

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In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».

Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Quando cerco d’immaginare un gregge, nella mente visualizzo un prato in cui pascolano numerosi ovini. Per la pecora, suppongo, l’arco visivo si restringe al terreno. La prospettiva individuale è limitata. Un po’ come per noi oggi, in questo tempo di pandemia: lo sguardo sul mondo è drasticamente ridimensionato al nostro appartamento, al terrazzo, alla porta di casa. È una situazione inusuale e disagevole, foriera di cupi pensieri, ansie o paure: quando potremo tornare alla normalità?

Ci possono aiutare le parole di Gesù, al capitolo 10 del Vangelo di Giovanni: un discorso incuneato fra la guarigione del cieco nato e la resurrezione di Lazzaro. Il primo viene guarito da Gesù; incontra il Signore e, mediante la professione di fede, entra nella relazione salvifica con Lui. Il secondo torna alla vita quando Gesù lo chiama per nome: può uscire dal sepolcro e prendere posto al fianco del Signore nel banchetto della festa.
Gesù è la porta attraverso la quale le pecore (che siamo noi) possono transumare: uscire dal peccato ed entrare nella vita. Attenzione! Gesù non dice “porta dell’ovile”. Il termine recinto (dal greco aulé) indica piuttosto uno spazio sacro. Nel tempio di Gerusalemme la Porta Pecoraia era riservata all’ingresso degli animali destinati al sacrificio. Associandosi alla “porta delle pecore” Gesù descrive se stesso come la soglia della chiesa. Il Signore si colloca sul limite fra la dimensione religiosa e quella mondana.
Una Chiesa che “passi” attraverso Gesù accetta di essere “in uscita”, come ci ha ricordato più volte papa Francesco: una Chiesa che non ha paura di abitare le “periferie esistenziali” della nostra società. Chi nega questa soglia vorrebbe una Chiesa totalmente concentrata sul sacro oppure una società completamente laicizzata.
Sono le due facce della medesima medaglia. Non si manchi di notare come Gesù, dando la vita per le pecore, edifichi il nuovo tempio, luogo di incontro fra Dio e l’umanità. Chiederci se Gesù è davvero la porta della nostra vita potrebbe significare recuperare una relazione intensa con il Signore, mediante la preghiera e l’ascolto della Parola. Probabilmente Dio ci sta chiamando per nome; ma forse siamo troppo impauriti per dargli risposta.

Le letture della 4ª Domenica di Pasqua: At 2,14.36–41; Sal 22; 1Pt 2,20–25; Gv 10,1–10

Diocesi di Mantova