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Comunicazioni sociali

"La Cittadella" non chiude e avrà una voce 'lombarda'

Cambiamenti in atto nelle comunicazioni diocesane, cartacee e digitali


Nei mesi scorsi si è molto parlato della chiusura del nostro storico settimanale diocesano 'La Cittadella' in favore del digitale. 

In realtà il nostro settimanale non chiude. Nel confronto in Consiglio pastorale e presbiterale si è deciso di proseguire, pur con alcuni tratti di discontinuità, lo storico giornale, che da gennaio continuerà a uscire come dorso domenicale di Avvenire, in un formato ridotto di pagine, ma non meno curato. 
'La Cittadella' avrà infatti una tiratura regionale, di oltre31mila copie, che ci spingerà a proseguire nel racconto della vita diocesana e dei fatti del territorio mantovano. Non solo la nostra diocesi, infatti, ma l’intera provincia avranno una voce in più sull’intera regione. L’uscita come dorso di Avvenire ci è sembrata anche una grande ricchezza per il lettore, che insieme al proprio settimanale diocesano avrà la possibilità di leggere uno dei migliori quotidiani italiani.


Parallelamente è maturata la convinzione che la comunicazione diocesana debba considerare pubblici differenti, che abitano media differenti. 

È sotto gli occhi di tutti infatti che la lettura, l’approfondimento, l’informazione passano da canali diversi in base a tanti fattori, tra i quali l’età, le competenze digitali, il tempo a disposizione.  Anche i media della diocesi non potevano non tenerne conto. 

Così, per prima cosa, si è voluto implementare il portale diocesano, in un formato accessibile anche da smartphone, dato che la maggior parte delle persone cerca informazioni direttamente dal proprio telefonino. 

Ecco allora anche una più convinta presenza su alcuni social, quali Facebook e Instagram, pensati non come bacheche, ma come luoghi nei quali potersi maggiormente esporre al confronto con gli altri e con le nuove generazioni.  L’ambito del web ci spinge a investire maggiormente anche sulla produzione video e sulla cura dell’uso dello streaming, resosi maggiormente necessario con l’arrivo della pandemia e delle conseguenti restrizioni sanitarie.

La 'squadra' della comunicazione

Per fare questo è richiesta una squadra. Si è andata quindi strutturando una piccola équipe per la comunicazione diocesana, coordinata dal direttore dell’Ufficio, don Giampaolo Ferri. Insieme a lui anzitutto due dipendenti laici: Antonio Galuzzi, giornalista e grafico editoriale, si occuperà principalmente del settimanale 'La Cittadella', ma in futuro anche delle riprese video; Ilaria Bonizzi, laureata in Scienze della comunicazione, segue più direttamente il portale diocesano e la newsletter. 

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Accanto a questi professionisti si affiancano alcune figure inserite, in modi differenti, nella vita pastorale. 

Suor Elisa Fava e don Andrea Bonesi seguiranno la pagina Instagram, che si rivolge a un pubblico under 30. 

Don Andrea Grandi aiuterà invece il direttore nella gestione del profilo Facebook della diocesi.  

Nell’attuale sede dell’Ufficio comunicazioni - al quarto piano del Seminario - è stato realizzato anche un piccolo studio di registrazione, il cui coordinamento è affidato a don Valerio Antonioli

All’équipe fa riferimento anche il segretario della sezione pastorale, Renato Gandolfi, per un maggiore raccordo con le iniziative e le proposte del Centro pastorale.  Infine l’Ufficio è costantemente accompagnato dalla fondamentale componente informatica, attraverso i professionisti di Studio Indaco.

Sono poi tantissimi gli operatori pastorali della comunicazione che, con assoluta gratuità e senso ecclesiale, operano quotidianamente a livello territoriale di parrocchie e associazioni. In questo scambio reciproco e quotidiano, l’ufficio cerca di raccontare le cose belle e importanti che rendono viva ogni giorno la Chiesa mantovana.

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Le parole del vescovo Marco

Commentando le trasformazioni in atto, il vescovo Marco - dopo aver ringraziato don Giovanni Telò che, insieme ai suoi collaboratori, ha gestito con passione, dedizione e accuratezza professionale apprezzata da tutti l'alleanza con Avvenire - sottolinea che farsi conoscere e dialogare con le altre diocesi lombarde sarà un valore aggiunto per il settimanale diocesano.

«Oggi va per la maggiore la comunicazione veloce che è necessaria per essere informati rapidamente su ciò che accade. - prosegue il vescovo - La velocità però può tradire la notizia. Paolo VI diceva che i giornali cattolici non devono "dare delle cose che fanno impressione o che fanno clientela. Noi dobbiamo fare del bene a quelli che ascoltano, dobbiamo educarli a pensare, a giudicare" (Discorso agli operatori delle comunicazioni sociali, 27novembre 1971). A questo è necessaria la lentezza tipica della carta stampata».

Tuttavia è chiaro che il linguaggio di approfondimento - tipico della carta stampata - e il linguaggio 'immediato' del web non sono tra loro alternativi, ma complementari, e che la multimedialità è una buona risorsa per la comunicazione.
«Piuttosto che sul “mezzo” è per noi utile concentraci sul “senso” di quello che, in quanto chiesa, vogliamo comunicare. Questa è la sfida: chi ha l’esperienza del contenuto è chiamato a trovare le parole e i mezzi più efficaci per comunicarlo.»
La nostra Chiesa locale comunica anche attraverso le parrocchie, le associazioni, le comunità religiose, che spesso già da tempo usano siti web, messaggistica, social, insieme alle comunicazioni stampate. Poiché tutti siamo responsabili dell’immagine di comunità diocesana che passa attraverso i nostri media, quali che siano, avremo sempre più bisogno di coordinamento, sulla base di una visione comune.

Pastorale della cultura: un tavolo di lavoro

Accogliendo l’esigenza espressa dal Consiglio presbiterale diocesano, il vescovo Busca ha convocato inoltre un gruppo di 'operatori culturali' afferenti e rappresentativi delle molteplici realtà presenti in città e sul territorio, e ha presentato loro il legame nativo tra Vangelo e cultura; il mistero stesso dell’Incarnazione e la fedeltà della Chiesa al proprio mandato di evangelizzazione costituiscono il fondamento per una modalità di annuncio della fede a partire dagli elementi culturali presenti in ogni gruppo umano.

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Ricordando uno dei punti cardine del magistero di san Giovanni Paolo II: «Una fede che non diventa cultura, è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta».
Come valorizzare la presenza della Chiesa e del Vangelo nei luoghi genetici della cultura? 
Anzitutto superando il divorzio tra fede e cultura, uscendo da contrapposizioni o ribellioni che derivino di volta in volta dal collocare sopra o sotto la fede rispetto alla cultura. Il vescovo ha proposto un modo di essere presenti nei luoghi di elaborazione della cultura definibile come “collaborazione profetica”: in una società dove tutto si vende, si compra, dove tutto si gioca nella dinamica dell’apparire, la presenza della Chiesa può profeticamente esibire ciò che è gratuito, che non è asservibile, una realtà che può essere contemplata. 
Compito del gruppo di lavoro è pensare a rivitalizzare e mettere in rete ciò che già esiste, suggerendo nuove idee per una cultura della soglia, che conduce l’uomo verso il Vangelo e lo apre allo spazio di Dio.

Diocesi di Mantova
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