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Pegognaga

La nuova chiesa del Santo Spirito

La cerimonia di dedicazione avvenuta domenica 18 settembre 2022

Redazione
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E’ stata una giornata storica, quella di domenica 18 settembre a Pegognaga, per la dedicazione della nuova chiesa del Santo Spirito.

Il vescovo Maro Busca, accompagnato da una cinquantina di sacerdoti in rappresentanza del clero mantovano, ha presieduto il solenne e suggestivo rito, la cui messa in opera è sempre più difficile da vedersi ai nostri tempi. 

Proprio sul rito di dedicazione, con i suoi diversi momenti, è stata incentrata l’omelia del vescovo, affinchè i segni liturgici potessero condurre l’assemblea a contemplare in essi il Mistero di Cristo a cui rimandano.
E’ per questa ragione che una lettura attenta dell’omelia del vescovo - che riportiamo integralmente qui sotto - potrà rivelarsi di grande utilità per riscoprire il profondo significato dei riti e dei simboli liturgici celebrati ieri. 


Omelia del vescovo Marco

Cari fratelli e sorelle, in questi mesi, mentre l’edificio della nuova chiesa prendeva forma, ciascuno di voi ha preso consapevolezza che qualcosa di non comune per la comunità di Pegognaga stava accadendo. Qualcuno, venerdì, ha detto che la nuova costruzione è stata un evento “epocale”. Quello che oggi compiamo non è una cerimonia formale di inaugurazione o il festeggiamento del cantiere finito. Piuttosto è con l’azione liturgica della dedicazione che questo edificio diventa finalmente una chiesa. Infatti, come non si fabbrica un bicchiere se non perché contenga una buona bevanda, così è per l’edificio di culto: diventa tempio dello Spirito solo perché riempito della gloria di Dio. 

Recuperiamo anzitutto il senso della parola “dedicazione”. Dedicare una chiesa, un altare, vuol dire che quello spazio, d’ora in poi, è destinato ad un uso specifico ed è sottratto altre funzioni non più conso-ne alla natura di quel luogo dedicato al culto da offrire a Dio. La nostra lingua italiana ci aiuta a cogliere il senso quando dice di una persona che è “tutta dedicata alla famiglia, al suo lavoro, a un ideale”, cioè è to-talmente ed esclusivamente riservata a quella missione. L’edificio nuovo è dedicato al nome del Santo Spi-rito e destinato ad essere “casa di salvezza e di grazia”, dove il popolo cristiano si raduna per adorare la Santa Trinità e si edifica nell’amore vicendevole. 

Vorrei tracciare la sequenza dei riti che verranno compiuti e esporne i significati; prima però vi ricordo il passaggio fondamentale che dobbiamo compiere: tutti gli elementi materiali che vediamo (a partire dall’altare, l’ambone, i muri) parlano di noi, sono dei simboli che vanno personalizzati. 

Ad esempio, la pietra, maestosa e solida, dell’altare deve riportarci a Cristo. Essa è segno di Cristo che è il Sacerdote Sommo (Eb 4,14), l’Altare vivente del tempio celeste (Eb 13,10) e l’Agnello “ritto in piedi, come immolato” (Ap 5,6). Ma vi è anche un altare interiore: “Che cos’è l’altare di Dio se non l’anima di coloro che conducono una vita santa? A buon diritto, quindi, l’altare di Dio viene chiamato il cuore dei giusti” (Gregorio Magno, Hom. in Ezech, II, 10,19).

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La Celebrazione della Dedicazione si ispira ai riti dell’iniziazione cristiana: il battesimo-cresima che ci introducono a partecipare al banchetto pasquale. 

All’inizio della celebrazione, è stata benedetta l’acqua con la quale siamo stati aspersi noi, le pareti della chiesa e l’altare. Il battesimo ci ha reso nuove creature, tempio vivo dello Spirito, che poggia su Cristo “Pietra viva” alla quale aderiamo come “pietre vive” (1Pt 2,4). E se i nostri cuori sono induriti come la pietra morta, rigida, impermeabile, l’acqua dello Spirito li rende vivi e malleabili all’opera del Signore.

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Abbiamo ascoltato alcuni brani della Parola di Dio, appropriati a veicolare i contenuti della festa: il culto della Legge a cui tutto il popolo d’Israele partecipa con commozione; l’edificio spirituale costruito sul fondamento sicuro che è Cristo; la vera adorazione del Padre in spirito e verità. Canteremo poi le Litanie dei Santi e la nostra assemblea terrena si congiungerà alla schiera dei santi che danza attorno all’altare del cielo. Invitiamo la società dei santi a rendersi presente all’evento della dedicazione e a soccorrere le nostre umili voci con quelle dei beati che in Paradiso cantano la liturgia celeste con voce incessante. 


Al cuore della liturgia c’è la preghiera di Dedicazione della Chiesa. Vi suggerisco di farne oggetto di una catechesi nel prossimo anno pastorale per interiorizzare l’evento di oggi che non è punto di arrivo, ma nuova partenza del cammino di fede comunitario. Accenno solo a quattro immagini che descrivono cos’è la chiesa: la sposa fedele, per essa Cristo ha dato come dote nuziale il suo stesso sangue; la madre sempre feconda di figli rinati dall’acqua e dallo Spirito; la città alta posta sul monte chiara a tutti perché in essa splende come lampada perenne l’Agnello; la casa di Dio che anticipa la santa Gerusalemme del cielo.  

Il vescovo compie poi il rito suggestivo dell’unzione dell’altare e delle pareti della chiesa. Si ungono con il crisma i quattro angoli e il centro della mensa, segno visibile del mistero di Cristo, offertosi al Padre per la vita del mondo. L’altare, dopo essere stato purificato dall’acqua, viene così “cresimato”, come noi dopo il lavacro battesimale siamo stati unti con l’olio della letizia. L’altare viene benedetto e santificato perché sia mensa sempre preparata per il sacrificio del Figlio e la santa assemblea riunita intorno all’altare si nutra al banchetto della Parola e del corpo di Cristo. Vengono unte con il crisma anche le quattro croci poste sulle pareti della Chiesa che è così “avvolta” della santità del Padre per essere sempre per tutti un luogo santo. 

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Il rito successivo è l’incensazione dell’altare e della chiesa. Si colloca sull’altare un piccolo braciere per farvi ardere l’incenso. Dall’altare sale a Dio il sacrificio di lode. L’incenso è simbolo delle preghiere dell’assemblea che come profumo si diffondono nelle due direzioni: quella verticale come omaggio di onore, gloria, adorazione, azione di grazie alla maestà della santa Trinità e quella orizzontale per riempire di profumo il tempio e lasciare che si diffonda all’esterno attraverso i fedeli che incensati dal profumo di carità dello Spirito si apprestano a diffondere dappertutto nel mondo il buon odore di Cristo e della sua conoscenza. L’onore dell’incenso è riservato al vescovo che presiede la celebrazione in nome di Cristo e della Chiesa, ai concelebranti e all’assemblea, ma anche all’immagine della Croce e alle pareti della chiesa. 

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L’ultimo rito è la copertura e l’illuminazione dell’altare. A significare che è una mensa pasquale, l’altare viene rivestito di lini candidi per imbandire il banchetto delle nozze dell’Agnello. Poi si accendono le candele sull’altare e in altri punti significativi della chiesa e tutta si illumina a festa. La luce di Cristo rifulge sull’altare e le candele accese simboleggiano tutti noi commensali alla cena del Signore che dopo aver “mangiato la luce” la porteremo sulle strade e tra le case della gente.  

Abbiamo già benedetto gli spazi pastorali adiacenti alla chiesa: il sagrato e le sale dedicate alla vita della comunità. Non è un caso che siano strettamente collegati all’edificio sacro. Sono questi i luoghi dove celebrare la “liturgia dopo la liturgia”: c’è una “liturgia del sagrato” per scambiare saluti, conversare, interessarsi gli uni degli altri. È il primo frutto della carità attinta all’altare: dopo aver ricevuto Gesù sotto le specie del pane e della Parola lo riceviamo sotto le specie del fratello e della sorella che sono, per analogia, un sacramento della presenza di Gesù. La casa della comunità forma un tutt’uno con la chiesa: in essa si sperimenta che davvero “il povero trova misericordia, l’oppresso ottiene libertà vera e ogni uomo gode della dignità di figlio”. 

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Ora però cediamo la parola ai riti e alla loro forza espressiva di significati e di grazia. Dobbiamo sempre più imparare ad andare a scuola della liturgia per apprendere a pregare e a credere ciò che pre-ghiamo. La ricca liturgia che stiamo celebrando ci ricorda l’importanza dei simboli per la nostra fede. Non sono segni convenzionali, informativi o allegorici. Il simbolo è la congiunzione di due mondi: il celeste e il terrestre, l’umano e il divino, che pur essendo distinti, comunicano. La liturgia è il cielo sulla terra. Attra-verso i simboli sacramentali, Cristo Risorto è “sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della messa, sia nella persona del ministro, sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. È presente con la sua forza nei sacramenti, al punto che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. È presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sa-cra Scrittura. È presente infine quando la Chiesa prega e loda, lui che ha promesso: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro» (Mt 18,20)” (Sacrosanctum Concilium n. 7). È alla gloria del Signore Gesù e alla manifestazione del suo Santo Spirito che oggi la comunità di Pegognaga dedica questo tempio. 


Al termine della celebrazione verranno fatti ringraziamenti personali e specifici. Desidero anticipa-re che il contributo di tutti coloro che hanno partecipato, con molto o con poco, a quest’opera è versato nel Calice della benedizione e il loro impegno è sommamente esaltato perché diventa parte della perfetta Eucaristia offerta al Padre che è la Persona stessa di Gesù. 

Diocesi di Mantova
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