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La spiritualità "essenziale"

Considerazioni sulla preghiera con gli anziani nelle RSA e gli ammalati


Una attenta e profonda riflessione del dott. Giovanni Paganini, a proposito dell' assenza di assistenza spirituale nelle RSA causata dalla situazione pandemica. 


Negli ultimi decenni, il progresso scientifico e i cambiamenti socio-culturali hanno causato un notevole cambiamento nell’assistenza alla persona malata, correggendo almeno parzialmente la visione esclusivamente organicistica della cura, evidenziando la necessità di un approccio di cura globale alla persona che comprende, corpo, mente, spirito. L’approccio alla cura dei malati, adottando il modello di cura bio-psico-socio-spirituale, implica una continua valutazione delle problematiche fisiche, psicologiche, sociali e spirituali del paziente. Ciò significa accettare il principio che la spiritualità, è inscindibile dall’essere umano, che fa parte della sua esistenza e che, appunto per questo, è un tema che non può essere più eluso. La dimensione spirituale e quella religiosa, intimamente relazionate e connesse, non necessariamente coincidono.

La dimensione spirituale

La dimensione spirituale, infatti, attiene alla dimensione religiosa e in parte la include. In essa possiamo considerare come elementi fondamentali: l’intero complesso mondo dei valori, la domanda del senso ultimo delle cose, le scelte fondamentali della vita. Padre Angelo Brusco, dice che: “spiritualità è l’insieme delle aspirazioni, convinzioni, valori e credenze, capaci di organizzare in un progetto unitario la vita dell’uomo, causando determinati comportamenti. Da questo insieme di interrogativi esistenziali, princìpi e valori, partono cammini che conducono a mete elevate dello spirito. È il caso della spiritualità religiosa, che radica tali principi e valori nella relazione con un essere trascendente. Nella religione cristiana, questo essere trascendente è il Dio che, per mezzo di Gesù Cristo, ci è stato rivelato. Un Dio con cui il credente stabilisce una relazione di amore, da cui prende la forza per realizzare il suo progetto di vita, nell’ambito di tutte le dimensioni dell’essere”

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I bisogni spirituali

L’Organizzazione Mondiale della Salute considera che la qualifica “spirituale” si riferisca ad aspetti della vita umana che riguardano esperienze che trascendono i fenomeni sensoriali. Non è quanto si intende con l’espressione “religioso”, anche se per molte persone la dimensione spirituale della vita include anche una componente religiosa. Attingendo alla letteratura, potremmo sintetizzare i bisogni spirituali in alcuni punti: necessità di essere riconosciuti come persona; necessità di amore; necessità di rileggere la propria vita; necessità di senso; necessità di collocare la vita in un al di là; necessità della speranza; necessità di esprimere sentimenti religiosi; necessità di fare ordine nella propria vita. 

In epoca di pandemia, i malati, specie gli anziani, ricoverati nelle case di riposo, escluse lodevoli eccezioni, non solo non hanno potuto ricevere la visita dei propri familiari ma, non hanno neppure potuto più incontrare le figure spirituali di riferimento. Da mesi, non possono accedere al conforto dei sacramenti, alla partecipazione della messa in presenza, alla preghiera comunitaria, che da sempre hanno arricchito la loro vita. Pensiamo poi a quanti vivono gli ultimi giorni della propria esistenza senza poter accostarsi al sacramento della riconciliazione e senza poter essere confortati dalla presenza viva di Gesù nel sacramento dell’eucarestia e dell’unzione degli infermi. 

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Conciliare sicurezza e pietà umana

Credo che sia giunto il momento di una profonda riflessione: se dobbiamo convivere a lungo con l’emergenza Covid-19, si dovranno creare le condizioni di una “convivenza” che sappia conciliare sicurezza e pietà umana, si dovranno prevedere, modalità di accesso di familiari e assistenti spirituali nelle strutture sanitarie, pena una afflizione indicibile che porterà rabbia, rancore e ulteriori patimenti. Le evidenze scientifiche hanno rivelato che trascurare i bisogni spirituali condiziona i risultati sanitari, causando: riduzione della qualità di vita, insoddisfazione dell’assistenza ricevuta ed aumento dei costi alla fine della vita. Si tratta di eliminare la sofferenza non necessaria, di lottare contro la sofferenza ingiusta ed evitabile, di mitigare, per quanto possibile, quella inevitabile. 

Tutto questo comporta l’impegno di favorire nel malato, in particolare, nel morente, una relazione sana con se stesso, con gli altri, con il mondo e, per il credente, con Dio.

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Un appello ai parroci e ai cappellani delle RSA

Così, come in altre diocesi italiane, si è deciso di affidare in modo del tutto eccezionale e temporaneo il compito di ministro straordinario della Comunione eucaristica a qualche membro del personale interno alle strutture sanitarie. In alcune RSA della diocesi è già partita questa possibilità. “Pertanto – conclude il vicario generale - chiediamo ai parroci o ai cappellani, previo accordo con la direzione sanitaria della struttura, di individuare qualcuno, tra gli infermieri, i medici o gli operatori sanitari, a tale scopo. Questa persona sia riconosciuta dalla comunità per l’appartenenza ecclesiale e disponibile a prestare questo servizio, a nome della comunità, nel portare il conforto della preghiera dei Sacramenti, agli ospiti che ne faranno richiesta”.

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Le comunità cristiane non li abbandonino

Come in molti stanno osservando, il bene della persona contempla anche quello spirituale e religioso, che forse non è stato adeguatamente considerato in questi mesi. L’ondata dalla quale siamo stati travolti, ci ha fatto mettere tra parentesi, per un attimo, qualcosa che in realtà ora sta rivendicando spazio di parola. La proposta della diocesi vuole provare ad attivare processi creativi nuovi, perché gli anziani presenti nelle RSA non si sentano abbandonati dalle loro comunità cristiane di appartenenza.  

Diocesi di Mantova
Diocesi di Mantova