Vivere la domenica

Vivere la domenica

Santissima Trinità

La Trinità è amore che unisce e non confonde

Il cristiano si abbassa per gli altri, senza perdere la propria libertà

Andrea Bonesi
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In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

Essere cristiani significa anche essere conformi a qualcosa? Passare l’esistenza a raccogliere i trofei delle proprie conformità agli altri può essere rischioso. Come se crescere nel rapporto col Signore comportasse tutta una serie di certificazioni da ottenere.


No, invece: essere se stessi è il terreno buono per l’agire di Dio. Perché ti mette nelle condizioni di riconoscere che c’è bisogno davvero di una salvezza, di un amore che viene da fuori di te. È molto intenso il “chiunque” che troviamo nel primo versetto del Vangelo: nessuno è escluso, a chiunque è data la possibilità di non andare perduto. Se da una parte è così amplio il raggio d’azione del Signore dall’altra invece capisco bene che il vero rischio è di aggiustarsi da soli così tanto da rimanere fuori portata.


In questa domenica si celebra per l’appunto la Trinità: il Padre, il Figlio e lo Spirito. Tre persone che sono uno, un unico amore. Tre persone che sono intimamente unite ma che non si confondono (o non si conformano). Caratteristico di ciascuna è il donarsi, l’abbassarsi per l’altro. Tuttavia in questo abbassarsi non c’è mai un perdersi: più grande è il dono più grande è l’identità. Ad esempio il Figlio, che si fa uomo e si abbassa fino alla morte di croce, non si perde mai completamente nel Padre ma proprio in virtù di ciò che fa entra in quell’obbedienza che lo rende sempre più Figlio, consolidando la sua identità invece che scioglierla completamente. Più Gesù è unito al Padre, nell’obbedienza, più in realtà si distingue ed ha un’identità propria, è libero.


Il modo di esistere di Dio, che oggi il Vangelo promette a chi crede è proprio questo: la possibilità di essere completamente uniti e totalmente liberi, allo stesso tempo. Comprendo se in qualche modo il mio servizio cristiano sta funzionando nell’amore se mi permette di unire la mia vita a quella di qualcun altro ma allo stesso tempo mi dona di crescere nella mia identità.


Accettiamo il dono dell’amore che il Signore ci vuole fare, perché non vuole che andiamo perduti. Facciamo i cristiani adorando l’indivisibile Trinità, osservando il suo modo di amare. È un amore a cui non ci si conforma, non c’è una certificazione per averlo: è un amore in cui bisogna entrare sapendo accogliere una Persona.


Le letture della Santissima Trinità: Es 34,4–6.8–9; Dn3,52–56; 2Cor 13,11–13; Gv 3,16–18.

Diocesi di Mantova