Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

4ª domenica di Pasqua

La vera libertà è donare sé stessi senza timore

Gesù offre la sua vita per noi: è questo l'esempio da seguire

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In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.

E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Alcuni anni fa ho visto un bel film dal titolo, se ben ricordo, L’ultimo pastore. Racconta di un pastore, uno dei pochi rimasti nelle nostre terre, che d’estate custodiva il suo numeroso gregge sulle montagne bergamasche. Guardando un programma televisivo, ascolta l’intervista a una maestra della scuola primaria di Milano, la quale lamenta che i bambini ormai non sanno più cosa sia una pecora, perché non l’hanno mai vista. Allora accetta la sfida e parte dalle sue montagne, per portare il suo gregge fino in piazza del Duomo a Milano, perché i bambini possano vedere finalmente dal vivo le pecore.


Commentando il Vangelo del “buon pastore” è bene tener presente che l’immagine del pastore e delle pecore è ormai molto lontana dall’immaginario delle persone che compongono le nostre assemblee domenicali. Noi adulti, poi, non amiamo molto essere considerati “pecore”, perché questa immagine evoca l’idea di una persona sottomessa, gregaria, passiva e non autonoma, dipendente da qualche leader carismatico: oggi ci teniamo molto alla nostra libertà, alla nostra autonomia, salvo poi diventare, in modo più o meno consapevole, succubi di quanto ci viene proposto dagli attuali mezzi di comunicazione.

Chi veramente seguiamo nella nostra vita? A chi diamo veramente retta? Chi orienta veramente le scelte della nostra esistenza? Gesù parla della similitudine del “buon pastore” nel contesto della festa della Dedicazione del tempio (Hanukkah), che celebrava Dio come unico pastore del suo popolo, come canta il Salmo 23 (“Il Signore è il mio pastore”). Mentre nel Primo Testamento il vero pastore del suo popolo è solo Dio, e così pure nei Vangeli sinottici, nel Vangelo di Giovanni Gesù attribuisce questa immagine a sé: «Io sono il buon pastore». L’aggettivo “buon” si può tradurre anche con “bello”, “vero”, “autentico”. Il criterio per riconoscere questa autenticità è il “dare la vita” per le pecore, espressione che ricorre cinque volte in pochi versetti.
Giovanni utilizza il verbo “deporre” per esprimere il dono della vita, lo stesso verbo che ricorre nel capitolo 13, quando Gesù “depone” le sue vesti per lavare i piedi ai discepoli. Gesù è pastore vero, guida autentica perché liberamente offre la vita per le pecore, le conosce una a una, cioè le ama di un amore personale, unico per ciascuna di esse. Il mercenario invece svolge solo un ruolo, ha un rapporto solo funzionale e, di fronte al pericolo, abbandona le pecore, perché “non gli importa” di loro.

Le parole di Gesù ci invitano a verificare come viviamo le nostre responsabilità verso le altre persone, come preti, diaconi, insegnanti, catechisti, genitori, educatori: siamo più preoccupati del ruolo, della funzione o del modo con cui giochiamo le nostre relazioni? Ci stanno veramente a cuore le persone che ci sono affidate? Le ultime parole di Gesù che leggiamo nel Vangelo di questa domenica ci offrono una bella immagine di libertà: «Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso».
La vera libertà non consiste nell’inseguire a tutti i costi una qualsiasi autorealizzazione, ma nel donare liberamente se stessi, nel fare della propria vita e delle propria persona un dono. In queste parole emerge anche il legame tra Cristo “buon pastore e la risurrezione” (“il potere di riprenderla di nuovo”): nell’antica arte funeraria cristiana delle catacombe viene raffigurato Cristo con una pecora sulle spalle. Egli è il pastore che conduce l’uomo, attraverso la morte, alla vita piena in Dio.


Le letture della 4ª Domenica di Pasqua: At 4,8-12; Sal 117; 1Gv 3,1-2; Gv 10,11-18.

Diocesi di Mantova