Vivere la domenica

Vivere la domenica

16ª del Tempo ordinario

La vita è una miscela di grano e zizzania

Dio chiede di essere pazienti: lui per primo è misericordioso

Claudio Modé e Marilena Barbieri
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In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».

Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami»

Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Abbiamo una certezza: Dio ha seminato del buon seme nel campo. La prima azione è sua; semina durante il giorno, ma mentre tutti dormono il nemico fa la sua semina. Nello stesso campo seminato da Dio. Poi se ne va e così buon grano e zizzania crescono assieme. E tutto ciò ci preoccupa, ci spaventa.

Arriviamo addirittura a dubitare dell’opera del Signore.  Noi vogliamo subito porre rimedio, prima che sia troppo tardi. Il Signore ci ferma, ci chiede di portare pazienza. Sicuramente noi non sapremmo distinguere il bene dal male. Giustizia e ingiustizia non hanno sempre confini netti. Per sradicare il male rischieremmo di indebolire il bene. Noi non siamo i mietitori, li manderà il padrone del campo al momento opportuno.
Dobbiamo accettare il fatto che la vita è una mescolanza di grano e zizzania. Il Signore ci chiede la pazienza di vivere accettando questa realtà, in modo vigile e operoso. Non si tratta di estirpare subito il male, ma di far crescere e dare forza al bene.
Grano, granello di senape, lievito sono piccoli segni del regno di Dio. Occorre curarli, anche se ciò comporta la convivenza col male. Ma non siamo noi il grano e il lievito, a noi è chiesto di essere buona terra. Dobbiamo essere attenti, perché con la nostra rassegnazione potremmo anche essere noi la zizzania.
Richiamando il cardinale Martini, la comunità dei puri che si sogna non è il regno di Dio; il Regno di Dio è il regno della pazienza, della sopportazione. È una realtà conflittuale dove sono costantemente vicini luce e tenebre. Gesù non ci chiede di essere indifferenti. Dio ci chiede di esercitare il dono della pazienza e della clemenza, perché lui per primo è nei nostri confronti paziente e misericordioso. E se riconosciamo questo, a nostra volta, siamo capaci riconoscere il cattivo seme dentro di noi e di usare misericordia verso gli altri.
Lasciamo fare a lui: facciamo in modo che il piccolo seme di senape cresca, secondo i suoi tempi, lasciamo che il lievito della Parola si attivi e ci trasformi in buon pane. Abbiamo una certezza, Dio ha seminato del buon seme nell’umanità.


Le letture della 16ª domenica del Tempo ordinario: Sap12,13.16–19; Sal 85; Rm 8,26–27; Mt 13,24–43

Diocesi di Mantova