Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

5ª domenica di Pasqua

L'amore portato da Cristo è una vera gioia

È questo il «comandamento nuovo» lasciato in eredità agli apostoli

C:\fakepath\8-vangel.jpg

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.

Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Amare: una parola! Questo verbo è uno dei più sovraccarichi di significato nella nostra cultura. È stato e viene cantato, dipinto, scolpito, scritto in prosa e poesia, eppure ci sfugge sempre. Ecco che Gesù, nel Vangelo di Giovanni, ne fa un comandamento nuovo. Che cos’ha dunque di nuovo questo «amatevi gli uni gli altri»? È lo stesso Gesù a comunicarci il senso di questa diversità: «come io vi ho amati» non è soltanto l’indicazione di una modalità, ma anche di un’intensità che solo dal Padre può derivare.

Giovanni predica a un tipo di cristiano sapiente e maturo: l’amore umano non basta a se stesso, dunque. Occorre abbeverarsi alla fonte, altrimenti prevarrebbe un amore monco o addirittura sottilmente narcisistico, che ha continuamente bisogno di conferme e riconoscimenti. La nostra speranza è il radicarci in Cristo che, solo, può indicarci il Padre e la via da seguire: ricercare e vivere la verità e la grazia. Esiste, poi, una testimonianza dell’amore di Dio per tutti gli esseri umani. «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». Tutto, quindi, va condiviso, esplicitato e nulla, neppure l’amore di Dio, può essere esclusivo o di pochi eletti.
Attraverso il servizio vicendevole, ogni battezzato in Cristo è chiamato a questa missione: la vita può cambiare davvero se si incontrano donne e uomini che sono mossi dalla mitezza, dalla generosità e dalla trasparenza. Cristo ci ha portato un modello di amore che è gioia. Anche nella testimonianza vi è poi una modalità, o forse molte: ma la prima e più importante è senz’altro la persuasione personale, attraverso uomini che non impongono con la presunzione o l’arbitrio, ma propongono al profondo della coscienza umana.
Sarebbe bene domandarci più spesso se, come Chiesa, siamo veramente un vetro che fa vedere il Signore o piuttosto uno specchio che riflette le nostre inevitabili manchevolezze. Se è inevitabile che questo vetro talora sia un po’ appannato, tuttavia nel riconoscimento della nostra povertà («Credo, aiutami nella mia incredulità»), siamo sicuri che le tenebre non prevarranno. E poiché nessuno ha il diritto di imporre la verità evangelica, l’annunciarla insieme, il celebrarla nell’Eucaristia, il mostrare con la vita che crediamo nel Dio che ci salva, è un dono grande che dobbiamo al mondo.


Le letture della 5ª Domenica di Pasqua: At 14,21b-27; Sal 144; Ap 21,1-5a; Gv 13,31-33a.34-35.

Diocesi di Mantova