Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

28ª domenica del Tempo ordinario

Lasciarsi guarire nella carne e anche nel cuore

Gesù guarisce dieci lebbrosi, ma solo uno si sente davvero salvato

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Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.

Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.

Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.

Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Gesù cammina. Il suo cammino ha una meta decisiva per le vicende del mondo e della storia: Gerusalemme. C'è una salita da fare per arrivarci, non ci sono sconti per nessuno. A Gerusalemme vi sarà il compimento della sua venuta e per arrivare a ciò che è importante sono messi in conto la fatica, il sacrificio, gli incontri, le lacrime. Gesù inizia questo cammino con il volto duro, deciso (Lc 9,51), e dice che sta attraversando la terra dell'infedeltà - la Samaria - e la terra della quotidianità - la Galilea.

Portiamo sempre un po' dentro di noi l'idea di un Dio che non si immischia nelle faccende degli uomini, come se fosse un grande burattinaio che si diverte a tirare i fili delle vicende umane. I Vangeli ci narrano qualcosa di diverso. Il Dio Padre onnipotente creatore dell'universo ha voluto prendere il volto, le mani, i piedi dell'umanità nell'uomo Gesù. Ha voluto e vuole farsi accanto e compagno di strada di ogni nostra giornata, condividendo le nostre scelte di vita, facendosi sostegno e consolazione. Un Dio che cammina ancora oggi. Mi chiedo: quali sono i momenti della vita in cui ho sentito il Signore accanto? Affido a lui il mio cammino di ogni giorno?

Il volto di Gesù è duro, deciso, ma il cuore no. Il suo cuore ama e accoglie, sana e guarisce. Dieci uomini gli si fanno incontro gridando, hanno la lebbra, una malattia che toglie la dignità perché ti dilania nella carne rendendoti impresentabile e, peggio ancora, contagioso. Una malattia ancora oggi terribile, legata alla povertà, che porta il soggetto stesso che la contrae a non riconoscersi più, ad essere isolato, escluso dalla società. Al tempo di Gesù, inoltre, era ritenuta dai rabbini una punizione divina, per cui appunto, gli appestati vivevano a distanza fuori dai villaggi, dovevano annunciare il loro arrivo urlando e, per tornare nella comunità, dovevano essere visitati e riammessi dai sacerdoti. Gesù li ama, sa che cosa terribile sia questa malattia e per questo li invia ai sacerdoti guarendoli durante il cammino.
Però il prosieguo ci racconta che di questi dieci, solo uno, un samaritano, torna a ringraziare. Nessuna riconoscenza, quasi fosse una guarigione dovuta! Tutti e dieci sono stati guariti nella carne e nella pelle, ma solo uno si è lasciato guarire il cuore. Solo uno ha compreso che la guarigione di Gesù è stato un gesto di salvezza. Colui che torna a ringraziare, ora guarda alla vita e al mondo con lo sguardo di Dio, di quell'amore che Dio ha riversato nel suo cuore. La sua fede lo ha salvato. Il suo tornare a Dio lo ha guarito in tutto e per tutto.

Le letture della 28ª Domenica del Tempo ordinario: 2Re5,14–17; Sal 97; 2Tm 2,8–13; Lc 17,11–19

Diocesi di Mantova