Notizie e approfondimenti

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Laici e clero in cammino

Le Unità Pastorali

Il vicario per la pastorale don Grandi fa il punto della situazione

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  Da noi sono chiamate Unità pastorali. Sono le “nuove” forme di relazione e di struttura tra le Parrocchie della diocesi di Mantova, fortemente volute durante l’episcopato del Vescovo Roberto Busti e per le quali  il coinvolgimento dei laici doveva essere tenuto in grande considerazione. Oggi, a distanza di alcuni anni, le unità pastorali sono sempre più consapevoli dei propri limiti come anche delle proprie chance pastorali. Per fare il punto della situazione abbiamo voluto incontrare don Gianni Grandi, Vicario Episcopale per la Pastorale, perciò responsabile del buon funzionamento delle stesse


Quante sono in questo momento le unità pastorali della diocesi?

Le unità pastorali sono 29

Quali forme/tipologie prevalenti assumono?

Le forme sono sostanzialmente due: quella con un unico parroco moderatore di UP con più parrocchie e quella con diverse parrocchie e più parroci, uno dei quali risulta coordinatore della UP


Quali, a tuo avviso, sono i punti di forza delle unità pastorali mantovane?

I punti di forza sono dati dalle persone: preti che ci credono, laici preparati che si impegnano per far crescere collaborazione e co progettazione


Quali, invece, i punti critici?

I limiti sono dati da un clima di sfiducia di molti, anche tra i laici, verso una realtà che richiede impegno e non garantisce una efficacia pastorale

Quali sono le condizioni oggettive che aiutano di più le unità pastorali?

A mio modo di vedere le condizioni che garantiscono crescita delle Up sono certamente i consigli di Up, una vicinanza degli uffici pastorali e la creazione di una tradizione attraverso l’organizzazione di alcuni eventi fissi che promuovono la Up (ad esempio ritiri, l’incontro frequente tra sacerdoti, la formazione unitaria degli educatori di pastorale giovanile, …)


Non c’è il rischio che vengano cancellate le identità delle comunità più piccole?

L’identità delle piccole comunità deve essere salvata attraverso la celebrazione domenicale. Si deve anche riconoscere però che la forte mobilità delle persone rende meno difficile gli spostamenti, non soltanto dei fedeli verso la parrocchia più grande ma anche degli operatori pastorali  in uscita verso i centri più piccoli

 

Quali sono le attenzioni da avere in questo momento di grandi e veloci trasformazioni dell’assetto delle parrocchie?

Da una parte certamente salvare le piccole comunità, riscoprendo anche i diversi carismi dei laici presenti in esse, ma soprattutto serve progettare una pastorale d’insieme che guardi al futuro, alla necessità di discepoli missionari esperti di comunione

 


Diocesi di Mantova
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