Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

Santissima Trinità

L'identità si rafforza nella relazione

​Lo Spirito unisce il Padre e il Figlio ed è donato al mondo​

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In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.

Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Dopo aver celebrato nella Pentecoste il compimento di tutti i misteri della nostra salvezza, la solennità della Santissima Trinità ci invita a sostare per contemplare il mistero da cui provengono, come da una sorgente viva, tutte le grandi opere di Dio per noi.

Il brano del Vangelo presenta la conclusione del racconto di Matteo come un “testamento”: sono le ultime parole pronunciate dal Risorto sul monte in Galilea. Il monte richiama il luogo della rivelazione: pensiamo al monte delle Beatitudini, al monte della Trasfigurazione, al monte degli Ulivi. I destinatari delle ultime, solenni parole di Gesù risorto sono gli “undici”, che insieme si prostrano davanti al Signore e nello stesso tempo dubitano.
La fede si accompagna alla non-fede: è il segno della povertà costitutiva della Chiesa, chiamata a essere segno e strumento dell’amore di Dio per tutti. Le ultime parole di Gesù contengono l’annuncio del conferimento del pieno “potere” al Cristo risorto da parte del Padre: un potere di salvezza e di vita piena destinata a tutte le genti. Al centro delle ultime parole c’è l’incarico, la missione affidata agli undici, che scaturisce proprio dal pieno potere salvifico donato a Gesù dal Padre. L’incarico consiste anzitutto nel «fare discepoli tutti i popoli». Infine il testamento di Gesù contiene una solenne promessa: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Il Vangelo di Matteo si conclude con lo stesso annuncio con cui era iniziato: la citazione della profezia di Isaia sull’Emmanuele. Proprio questa promessa svela uno dei significati della solennità odierna: Gesù può essere il “Dio con noi” perché Dio stesso, nel mistero della vita trinitaria, è una comunione di persone.
Lo stile di vita attuale caratterizzato dalla fretta, dalla ricerca esasperata della massima efficienza rischia di impoverire le relazioni. Tutta la vita cristiana nasce e si sviluppa “nel nome” della Trinità: siamo battezzati nel nome della Santissima Trinità, la celebrazione eucaristica inizia e termina con riferimento alla Trinità, la remissione dei peccati ci è donata nel nome della Trinità. La vita delle nostre comunità è anche attraversata dalla paura di perdere la nostra identità nel confronto con persone di altre culture, di altre religioni. Proprio la vita della Santissima Trinità ci rivela che l’identità si costituisce e si rafforza nella relazione, non nella chiusura: lo Spirito è l’amore che unisce il Padre e il Figlio ed è donato al mondo. Accogliendo in noi ogni giorno la vita della Trinità veniamo rafforzati nella nostra identità, imparando a vivere nella relazione con Dio e con i fratelli e coltivando il dialogo nel rispetto delle diversità e nella ricerca di ciò che unisce.
Le letture della solennità della Santissima Trinità: Dt 4,32-34.39-40; Sal 32; Rm 8,14-17; Mt 28,16-20

Diocesi di Mantova