Vivere la domenica

Vivere la domenica

Domenica di Pentecoste

Lo Spirito è aria buona per i nostri polmoni

L'amore di Dio scioglie la paura e permette di donarci agli altri

Andrea Bonesi
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La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

C'è paura nell’aria. C’è la possibilità che il dichiararsi liberi e uscire per le strade possa costituire più un pericolo che una missione. Questi sono i sentimenti iniziali dei discepoli nel brano della Domenica di Pentecoste. Invochiamo lo Spirito Santo, come aiuto perché in noi si possa manifestare la vita di Dio.

Quale Spirito? Già all’inizio della creazione una forza era presente con il Padre, il suo spirito “aleggiava sulle acque”, e quando creò l’uomo “soffiò nelle sue narici un alito di vita”. Anche nel Vangelo di oggi Gesù soffia: un’azione che non colpisce i discepoli dall’esterno ma comincia a lavorare con la profondità dell’esistenza. È dal di dentro che Gesù rinnova la creazione, che le dà il suo compimento. Dopo la Pentecoste, l’umanità è in grado di respirare e rilasciare l’amore di Dio con i propri polmoni. Lo Spirito diventa l’aria buona che ciascuno di noi deve respirare per potersi orientare nel mondo.
Non è detto che ci sia un certo ordine nella vita di colui che assume su di sé la vita donata da Gesù: forse un ordine di un certo tipo sì, ma dubitiamo della perfezione. Se guardiamo al Figlio e al suo dono, troviamo l’apoteosi dell’asimmetria. Dare la vita per la salvezza del mondo è decisamente sproporzionato rispetto a una piccola invocazione che può fare l’uomo. Per Dio la felicità è il dono, normale il sacrifico: ama in modo asimmetrico.
Ricevere lo Spirito ci rende più fragili, capaci di romperci per qualcuno e non per un senso del dovere. Tutto ciò che faremo, anche donarci per qualcuno, avverrà nello Spirito, attraverso Cristo. Lo Spirito ci permette di esondare di vita, senza chiedere nulla in cambio.
Questo amore scioglie la paura, permette a ciascuno di noi di partire e di rivolgere lo sguardo ai fratelli: un vicino di casa, un parente, un amico. Basta veramente poco in realtà per “perdere del tempo” amando. È anche vedere il male degli altri ma guardarlo con occhi nuovi, che sanno “lasciare andare”: è un po’ questo il senso dell’invito di Gesù a perdonare nell’ultimo versetto. Liberare, non trattenere. Senza paura, accogliamo la sfida dello Spirito: sarà l’inizio della pace.


Le letture della Domenica di Pentecoste: At 2,1–11; Sal 103; 1Cor 12,3–7.12–13; Gv 20,19–23.

Diocesi di Mantova