Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

Domenica di Pentecoste

Lo Spirito Santo aiuta la Chiesa a essere «nuova»

È capace di conciliare unità e diversità, obbedienza e creatività

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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Pentecoste è una solennità diversa da tutte le altre, perchè celebriamo un evento - l’effusione dello Spirito - che dalla Pasqua di Gesù Cristo continua fino alla fine dei tempi. Celebriamo ciò che è già avvenuto nella Pasqua e invochiamo ciò che non è ancora avvenuto, ovvero l’estensione universale delle energie di vita nuova e di salvezza dispiegate da Dio nella risurrezione del suo Figlio. Per questo Pentecoste è insieme celebrazione e invocazione dell’effusione dello Spirito: “Vieni, Santo Spirito!”.

Nel Vangelo di Giovanni, Gesù parla dello Spirito come “Paraclito” (avvocato difensore, consolatore). Nella nostra solitudine, oppressi da tanti sensi di colpa, accusati dalla mentalità mondana abbiamo davvero bisogno dell’azione dello Spirito che interviene in nostra difesa e rende presente il Risorto in noi e accanto a noi. L’azione dello Spirito non si limita a prendere le nostre difese, ma, rendendo testimonianza a Cristo risorto, cioè rendendolo presente e operante nella vita della Chiesa e nella nostra vita personale, ci comunica la forza e il coraggio di essere a nostra volta testimoni.
I modi e le forme della testimonianza sono molto diversi e lo Spirito ci dona la creatività per trovare la modalità più adatta a ogni situazione e contesto. In certi ambienti e situazioni è più opportuna la testimonianza silenziosa della vita vissuta in coerenza con il Vangelo, in altri è necessario il coraggio della parola e dei gesti profetici. Gesù nel Vangelo di questa solennità dice anche: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso». La rivelazione si è già compiuta pienamente e definitivamente nella Pasqua di Gesù, ma abbiamo bisogno di tempo e di cammino per accoglierla, comprenderla, fare in modo che trasfiguri la nostra vita e la vita del mondo intero. Ecco l’opera dello Spirito: «Vi guiderà a tutta la verità». Lo Spirito rende presente e attualizza Cristo nella storia e nello stesso tempo rende la Chiesa capace di tradurre il Vangelo nella storia: la vera “riforma” della Chiesa non può che essere frutto dell’azione dello Spirito.
Pensiamo ad alcuni momenti critici della storia della Chiesa: lo Spirito ha suscitato persone e movimenti spirituali che l’hanno aiutata a ritrovare una maggiore fedeltà al Vangelo in quel momento storico: san Francesco d’Assisi nel Medioevo, san Giovanni XXIII con l’indizione del Concilio Vaticano II nel secolo scorso). Così lo Spirito dona alla Chiesa una fedeltà creativa al Vangelo: la Parola di Dio è sempre la stessa, ma va annunciata e testimoniata in modalità diverse, in ascolto delle domande e delle situazioni concrete e storiche della comunità degli uomini.
L’altra azione dello Spirito evocata nelle parole di Gesù è: «Prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà». L’azione dello Spirito è anche quella di fare in modo che la Parola sia interiorizzata e personalizzata. Lo Spirito sa conciliare unità e diversità nella vita della Chiesa, obbedienza e creatività, fedeltà e capacità innovativa. Dolce e forte è il dono dello Spirito, consolante ed esigente ci dona la forza soave che noi da soli non possiamo darci.
Le letture della solennità di Pentecoste: At 2,1-11; Sal 103; Gal 5,16-25; Gv 15,26-27.16,12-15.

Diocesi di Mantova