Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

16ª domenica del Tempo ordinario

Marta e Maria sono due facce della stessa medaglia

Se la preghiera deve sfociare nel servizio, la carità punta al mistero di Dio

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In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.

Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Continua la lettura del capitolo 10 del Vangelo di Luca che ha al centro il tema dell’amore di Dio per il prossimo. Sia la parabola del buon samaritano che il racconto di Marta e Maria pongono in vario modo l’attenzione sulla strada verso la vita eterna. Luca vuole indicare la priorità dell’ascolto della Parola, anche se il servizio alla Parola (liturgia) e il servizio ai poveri e bisognosi (diaconia) sono ministeri fondamentali nella vita della Chiesa.

Non si tratta di creare contrapposizione tra la vita contemplativa e la vita attiva, piuttosto bisogna chiedersi perché oggi sia così difficile fermarsi a pregare. Porre oggi la preghiera al centro della nostra esperienza di vita nella Chiesa è come andare contromano con l’automobile. La preghiera richiede un’attesa, calma, pace e libertà. Pregare dovrebbe essere come passeggiare in una foresta silenziosa assaporando il piacere dell’esperienza che si sta vivendo e stupendoci di ciò che abbiamo intorno.
Oggi viviamo una continua e affannosa rincorsa verso impegni di ogni tipo, impedendoci spesso momenti di riposo psicologico e del “cuore”. Troppe cose vengono definite “esigenze” e quindi non rinviabili, non lasciando così spazio ai bisogni del cuore e della vita. Siamo di fronte all’illusione del futile, del provvisorio che ha come conseguenza finale l’indifferenza verso tutto e tutti. Papa Francesco nella storica visita a Lampedusa parlò della “globalizzazione dell’indifferenza” come male del nostro tempo. Dobbiamo avere la consapevolezza che anche la cosiddetta vita attiva, che comprende anche il servizio ai poveri e ai bisognosi, deve prevedere soste che permettano di rifocillare lo spirito. La Messa festiva è importante ma non è sufficiente.
In questo mondo frenetico passa in secondo piano la dimensione spirituale dell’uomo che, se non viene nutrita, alla fine si atrofizza. Abbiamo bisogno di mantenere una relazione tra noi e Dio, una relazione d’amore che si alimenta attraverso una costante frequentazione e una mutua presenza.
Il rapporto con Dio vissuto a distanza con il tempo si affievolisce, rimanendo alla fine solo un ricordo. Allora Marta e Maria devono diventare nella Chiesa le due facciate della stessa medaglia. Come? Come non può esistere una preghiera autentica che non sfoci in un servizio, così la carità non può che iniziare e terminare nella contemplazione del mistero di Dio.

Letture della 16ª Domenica del Tempo ordinario: Gn 18,1-10a; Sal 14; Col 1,24-28; Lc 10,38-42.

Diocesi di Mantova