Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

​5ª domenica di Pasqua​

Nessuna persona è esclusa dal cuore di Dio

​Anche noi siamo pietre vive: il Signore ha individuato in ciascuno qualità uniche

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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».

Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me,compie le sue opere.

Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vadoal Padre».

Nelle letture di questa domenica percepisco una preoccupazione di fondo: quella di essere dimenticati. Il libro degli Atti degli Apostoli ci informa delle proteste dei cristiani provenienti dall’ellenismo in quanto i loro poveri verrebbero trascurati. Anche Tommaso e Filippo, nel Vangelo, chiedono delucidazioni a Gesù inerenti a contenuti della rivelazione che, a loro parere, sono stati loro nascosti.

Il timore di non essere considerati è una costante della nostra psicologia umana. Anche all’interno della Chiesa: ciascuno desidera ricoprire un ruolo, esercitare un ministero, con il rischio che quel servizio non sia più a beneficio della comunione ecclesiale ma del proprio ego personale. Il Signore ci rincuora dicendo che c’è un posto per tutti, nel suo Regno, una dimora pronta per accoglierci.
Il cruccio di questo periodo è la sensazione di inutilità, dopo anni di tumultuosa attività pastorale. Forse questa esperienza del limite, sùbito e non voluto, potrebbe ridimensionare il nostro iperattivismo. Il nostro correre, i nostri programmi pastorali, non aggiungono nulla alla salvezza che Cristo ha operato in noi. Non ci sono altre strade se non quella che passa dalla fede in Gesù che è «via, verità e vita». La vita cristiana non può prescindere dalla direzione indicata da Cristo. L’amore di Dio è la porta di accesso alla verità e alla vita; ai concetti e alle idee Gesù preferisce indicare un’esperienza: la sua persona. Entrando nella relazione con il Signore, l’amore di Dio agisce in noi, affinché possiamo compiere le sue opere.
Nella seconda lettura per due volte si dice che Gesù è la «pietra viva, scelta e preziosa davanti a Dio». Anche noi siamo pietre vive, scelte e preziose: scelti significa che Dio ha individuato in ciascuno doni e qualità unici e irripetibili; preziosi vuol dire che siamo insostituibili. All’insorgere dei problemi la Chiesa delle origini risponde con la fantasia suggerita dallo Spirito: ciò che è stato scartato fra i rifiuti può diventare la chiave di volta che mantiene in equilibrio l’arcata.

Le letture della 5ª Domenica di Pasqua: At 6,1–7; Sal32; 1Pt 2,4–9; Gv 14,1–12.

Diocesi di Mantova