Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

6ª Domenica di Pasqua

Padre, manda il tuo Spirito e non saremo soli

​Gesù vuole che anche noi un giorno possiamo essere uniti a Dio

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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.

Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Come ci piacciono le persone che hanno ben chiaro cosa è giusto fare: è un toccasana avere una meta. Gesù definisce ancora meglio qual è la sua missione: non si tratta solo di consegnarsi alla croce e poi risorgere, piuttosto questi eventi sono una conseguenza effettiva dell’unione che Gesù ha con il Padre. Proprio in virtù di quest’unione Gesù ha predicato, guarito e dato la sua vita. Il Verbo disceso dal Padre come Figlio ora è pronto a ritornare al suo cospetto da Risorto. In questo ritorno al Padre c’è una sostanziale differenza e questa differenza siamo noi: Gesù, carico delle nostre vite, vuole che anche noi un giorno possiamo essere là, dove lui è.

Essere uniti al Padre è il vero senso della nostra vita. La cosa interessante è che non è per niente obbligatorio. Se sceglieremo di esserlo lo sceglieremo nella nostra libertà. Arrivare lì, tuttavia, non è per niente facile. Un conto è credere e vedere quando Gesù è presente, un conto è misurarsi con una sua assenza fisica. Questo problema ha qualche rimando con la situazione di oggi. C’è la tentazione di credere che l’assenza concreta di riti ci indebolisca. Come fare adesso, Signore, dato che non sei più con noi come prima? Ci hai lasciati soli?
Si capisce bene perciò la supplica che Gesù farà al Padre: vengo da te, ma tu manda su tutti gli uomini e le donne il tuo Spirito. Perché non si sentano orfani, ma figli. È lo Spirito Santo che garantisce l’unione. Non siamo stati abbandonati a noi stessi.
Nemmeno un virus letale può creare assenza. Lo Spirito Santo ci è stato dato in dono fin dal Battesimo, ci appartiene e possiamo “muoverlo” pregando. Le “condizioni” perché questo avvenga sono: amare Gesù e osservare i suoi comandamenti. La chiave è sempre l’amore, lo Spirito è l’amore che unisce il padre e il figlio con tutti noi.


Le letture della 6ª Domenica di Pasqua: At 8,5–8.14–17; Sal 65; 1Pt 3,15–18; Gv 14,15–21

Diocesi di Mantova