Vivere la domenica

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24ª domenica Tempo ordinario

Perdonare o non perdonare

Il perdono ha a che fare con il ridare vita

Clarisse di San Silvestro
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In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”.

Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

La parola perdono è stata coniata nel medioevo, e sembra derivi da una favola scritta in greco in cui si raccontava del dono con cui veniva restituita la vita a una persona condannata a morte. Colui che ha tradotto la favola, percependo che quel dono (ridare la vita a chi non la meriterebbe) è qualcosa di straordinario e non può essere equiparato a ogni altro dono, ha inventato la parola "per-dono".

Perdonare ha dunque a che fare con il ridare vita.
A ben guardare però si tratta di ridare vita non solo a chi sarebbe giustamente da condannare, ma la vita è restituita anche a chi concede il perdono.
Il rancore e la vendetta, infatti, immettono dinamiche di morte nelle nostre relazioni, ci svuotano e ci inaridiscono.
Se perdonare vuol dire ridare vita, il fondamento del perdono consiste allora nella gratitudine verso la vita. Per questo riesce a perdonare solo chi è riconoscente per il dono della vita, solo chi si rende conto che siamo sempre in debito verso la vita.
Perdonare vuol dire permettere a se stessi di tornare a vivere, per poi permettere anche ad altri di fare la stessa esperienza. 

Diocesi di Mantova