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Vita pastorale

"Quale Chiesa sogniamo?"

Una profonda riflessione del vicario episcopale per la pastorale

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Quale Chiesa sogna Gesù? E noi quale Chiesa desideriamo insieme a Lui?
Penso sia importante sognare insieme a Gesù; viceversa è poco cristiano e anche poco costruttivo fermarsi al libro delle “lamentazioni”, pensare solo alle fatiche e ai vuoti che questo periodo ci mette davanti: siamo sempre meno, abbiamo sempre meno persone che si danno da fare nelle comunità, anche noi sacerdoti non nascondiamo la nostra stanchezza e a volte il senso di inutilità. Se la realtà non ci deve bloccare, certamente però bisogna lasciarla parlare perché è da essa che deve muovere il nostro sogno.
Il tempo di grazia che è il Natale ci mette sempre dentro ad un mistero di grazia antico e nuovo: Dio è l’Emmanuele, il Dio con noi ma anche il Dio con tutti e per tutti: non ci basta più il recinto della parrocchia; ci sono i sapienti che vengono da lontano per dirci che la sapienza umana non è lontana dalla sapienza divina; ci sono i pastori illetterati e “non praticanti” che ci ricordano che ciò che è genuinamente umano è genuinamente cristiano.


Chi sono i sapienti di oggi? Certamente coloro che mettono la loro mente a servizio della ricerca scientifica e grazie ad essa salvano vita umane, coloro che scrivono o coloro che creano opere d’arte e attraverso questa creazione ci educano al senso del mistero, all’invisibile prezioso che non ha prezzo ma di cui tutti abbiamo sempre sete.
Chi sono i pastori di oggi? Certamente il personale medico e paramedico che eroicamente si prende cura dei malati e li tratta non come numeri ma come persone la cui vita è preziosa. Sicuramente tutti coloro che vivono il lavoro come missione e uniscono al senso del dovere l’impegno amoroso e faticoso. Magari non si fanno domande “alte” ma hanno forte la coscienza dell’onestà spicciola, quotidiana. Poi ci sono i pastori dell’educazione: tutte le persone che insegnando nella scuola ritengono che il loro lavoro sia il più bello del mondo perché contribuisce a formare gli uomini e le donne di domani.
Ci sono poi i pastori nelle nostre case: genitori che con fatica e qualche percezione di fallimento continuano ad essere famiglia, ripartono ogni giorno senza mai rinunciare ad essere sposi e genitori.
Che dire poi dei pastori soli, di quelli che il mondo scarta, dei senza lavoro, di quelli che vivono ai margini? Forse non vanno ad adorare Gesù nel presepe, ma le loro persone ci parlano in maniera clamorosa di del Signore.


Questo mondo bello e difficile, bello e fragile, questo mondo nel quale la morte che avevamo messo ai margini torna al centro delle nostre giornate, questo mondo amato da Dio, noi Chiesa come lo stiamo amando e intercettando? Come le nostre scelte pastorali possono segnare un cambiamento di rotta? Che Chiesa sogniamo?
Io sogno una chiesa “piccola” ma vivace, aperta al territorio, aperta alle persone, senza più recinti, senza esclusivismi. Una chiesa nello stesso tempo fedele al Signore attraverso l’incontro con la Parola, la celebrazione della domenica, l’annuncio infaticabile alle nuove generazioni.


In che cosa può specificarsi il nostro sogno di una chiesa “mantovana”? Senza volere a tutti i costi differenziarsi, è certamente buono fare riferimento alla nostra storia, al nostro territorio.
Il Sinodo ci ha insegnato un metodo che è già contenuto: procedere insieme dando voce a tutti in piccoli gruppi nei quali si è alla pari, si supera il clericalismo e si impara la corresponsabilità.
La storia delle settimane pastorali ci insegna che è sempre attuale l’importanza della riflessione, dell’approfondimento.
Il magistero del nostro Vescovo Marco ha messo al centro la riscoperta del battesimo e del ministero sacerdotale, profetico e regale di ogni cristiano.
Il nostro territorio ci parla attraverso le persone che vogliono bene alla parrocchia e la vivono come occasione preziosa per incontrare il Signore: sacerdoti, catechisti, educatori alla fede, operatori della carità…


Il sogno non è all’inizio e non ripartiamo da zero: la grazia è presente nella chiesa e fuori dalla chiesa. I mesi che stiamo vivendo possono essere “tempo privilegiato” per trovare vie nuove, correzioni di rotta, persone nuove che riusciamo a coinvolgere, preti che aprono il cuore e vedono favorevolmente laici responsabili e capaci.

Diocesi di Mantova
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