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Natale 2021

“Quando uno di voi entra in carcere, anche Dio entra con lui”

Il vescovo Marco in visita alla casa circondariale di Mantova

Redazione
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La consueta visita natalizia del Vescovo Marco alla Casa circondariale di via Poma a Mantova è stata quest’anno caratterizzata da un momento di ascolto che ha preceduto la S. Messa. Dopo un tempo di dialogo informale con i detenuti nelle sezioni e nelle celle, ci si è ritrovati per ascoltare i rappresentanti delle diverse componenti che costituiscono il mondo carcerario: la dirigenza, gli agenti di polizia, il personale operativo, i volontari, la cappellania, i detenuti. Nei diversi interventi si è respirato quel “sentimento di condivisione e di corresponsabilità” che la direttrice ha evidenziato come una caratteristica vincente per fare in modo che gli sforzi positivi di ciascuno non siano vanificati. Senza ignorare le difficoltà, lo sguardo di tutti si è rivolto anzitutto al positivo che già è presente, per ringraziare chi sta offrendo segni di speranza, e quindi al futuro, per auspicare nuove opportunità e prospettive e formulare un sogno condiviso.

Tre elementi sono stati evidenziati da molti interventi.
Anzitutto la necessità di uscire sempre più dall'invisibilità, di evitare che il carcere diventi il luogo in cui la società civile nasconde i risultati dei propri fallimenti. Superare l’isolamento e la spersonalizzazione perché sempre più tutti i cittadini possano conoscere la Casa Circondariale come un ambiente in cui si vive, si lavora e si collabora per poter “uscire dal carcere come persone migliori”, come ha auspicato un detenuto. In questo la cappellania e i volontari danno un valido contributo perché anche chi ha perduto gli affetti familiari possa ritrovare la fiducia e sentirsi accolto. Il cappellano padre Andrei svolge un ruolo importante di dialogo e attenzione verso tutti.
Un secondo aspetto sottolineato è la dignità delle persone, da incoraggiare e ritrovare. Essa viene alimentata dalle relazioni positive e dal dialogo, ma passa anche attraverso i segni concreti di attenzione all'umanità di ciascuno: trovare attenzione personalizzata nell'infermeria del carcere, ricevere un pacco speciale di cibo, avere la possibilità di curare meglio la propria igiene personale. In questo, anche le strutture della Casa Circondariale richiedono urgenti interventi di manutenzione e adeguamento.
Grande rilievo è stato dato infine al reinserimento nella società al termine della detenzione. È un tema complesso, che richiede la collaborazione tra le istituzioni carcerarie e le realtà sociali del mondo esterno. Coinvolge questioni economiche, sociali e culturali. Purtroppo non sono rari i casi di giovani che svolgono un cammino significativo durante la detenzione, rivedendo positivamente la loro impostazione di vita, ma che poi una volta usciti dal carcere non riescono a trovare le condizioni perché questo possa realizzarsi. Occorre trovare un lavoro e un luogo in cui vivere, ma anche una rete di relazioni positive che accolga e accompagni la fragilità di chi esce dal carcere, superando i pregiudizi. In questo molto possono fare le realtà ecclesiali. La Caritas diocesana già opera in questo settore, ma si intendono attivare anche realtà locali o parrocchiali, opportunamente guidate e sostenute. 
Il vescovo Marco, nell’omelia, ha ripreso questi spunti, assicurando che la Chiesa è già presente nel carcere, ma vuole esserci sempre di più. Gesù Cristo è colui che guarisce: libera chi ha sbagliato dal peso del passato e libera dai pregiudizi chi si ritiene migliore degli altri.


Diocesi di Mantova
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