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Istruzione

Scuole paritarie in grave difficoltà

Alcuni istituti rischiano di dover chiudere: da parte dello Stato serve maggiore sostegno

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Pubblichiamo di seguito una riflessione curata dai referenti dell'Ufficio diocesano per la scuola e l'educazione, comparsa sul settimanale "La Cittadella" di domenica 12 luglio.


Il tema della scuola – centrale in un Paese democratico – è venuto alla ribalta in occasione della  pandemia. Tra i tanti problemi dibattuti vi è stato anche quello riguardante la scuola paritaria. Il magistero ecclesiastico è intervenuto più volte sul tema della scuola paritaria cattolica, anche se va registrato che tra i cristiani questa attenzione è stata abbastanza ignorata o trascurata.

Un punto di partenza fondamentale della riflessione sulla scuola paritaria è la legge 62/2000 che reca “Norme perla parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione” (legge n. 67 del 21 marzo 2000). In questo testo si legge tra l’altro: «Il sistema nazionale di istruzione è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali». Le scuole paritarie svolgono dunque un servizio pubblico, per cui è improprio parlare di scuole “private”: privata può essere la natura del gestore, ma il servizio è pubblico.
Ancora oggi tra i parlamentari vi è chi (vedi M5S) continua in automatico a concepire e usare l’aggettivo “pubblico” come sinonimo di “statale”. Non è così. Costituzione alla mano. Non è così, per il sacrosanto principio di sussidiarietà che valorizza la collaborazione tra Stato e società civile: ecco perché si è potuto votare la legge 62/2000.
Purtroppo, nonostante il chiaro dettato di tale legge, alle scuole paritarie è stato finora riservato  sì un riconoscimento giuridico fondamentale, del tutto in linea con la Costituzione, ma a tale riconoscimento non è seguito un intervento economico coerente. A causa della pandemia, le scuole paritarie si sono trovate in difficoltà ancora maggiori rispetto alle scuole statali, al punto che molte di esse erano concretamente destinate a una prossima chiusura se non fosse arrivato un adeguato sostegno economico da parte dello Stato.
Tale sostegno è stato reso possibile grazie a un contributo di 300 milioni previsto con l’approvazione nei giorni scorsi del decreto Rilancio, il quale è passato grazie all’intesa su un emendamento che è stato votato da forze politiche di destra e di sinistra, a eccezione del M5S (per il quale questo intervento è «un errore»). È stato così evitato il rischio concreto di chiusura da parte di diverse scuole paritarie cattoliche, le quali – va sempre ribadito – permettono comunque al bilancio dello Stato un risparmio annuale di circa 7.000 euro per alunno. La discussione su come sostenere di più le scuole paritarie ha consentito di riportare al centro dell’interesse e dell’attenzione l’insostituibile funzione di questi istituti che sono presidio della libertà di scelta educativa.
La buona notizia dell’approvazione del decreto Rilancio interessa anche le scuole cattoliche o di ispirazione cristiana presenti nel nostro territorio diocesano: una realtà numericamente modesta (24 scuole dell’infanzia, due scuole primarie, due scuole superiori di primo e secondo grado, due centri di formazione professionale), ma che permette anche da noi la possibilità di esercitare un diritto sancito dalla Costituzione.

Diocesi di Mantova
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