Notizie e approfondimenti

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Parrocchie

Si potrà ripartire come se niente fosse accaduto?

Una riflessione di don Gianni Grandi

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In collaborazione con il settimanale diocesano, pubblichiamo questa riflessione di don Gianni Grandi, vicario episcopale per la pastorale, comparsa su 'La Cittadella'di domenica 26 aprile.

Dopo l’emergenza Coronavirus, che cosa cambierà nel nostro modo di essere cristiani? I lutti, la crisi economica e la fermata forzata delle nostre comunità cristiane ci lasciano sgomenti, smarriti, paralizzati. In questo contesto siamo chiamati a guardare al Signore della nostra Chiesa e della storia per immaginare il futuro delle nostre comunità. Non si può far finta di niente e aspettare il tempo propizio per ripartire con le nostre attività come se la Chiesa coincidesse solo con il fare.
Le questioni che da tempo ci poniamo (la fine della cristianità e la conseguente marginalità della Chiesa, l’assenza della fascia degli adulti nelle parrocchie, la quale è conseguenza anche della marginalità sempre maggiore della fede, la fatica a comunicare con larga parte del mondo giovanile…) non passano nella stanza dell’oblio, ma si presentano ancora alla nostra ragione e al nostro cuore.
Ad esempio: possiamo procedere nel nostro annuncio del Vangelo lasciando sempre in appendice la questione della morte? Facciamo nostro il motto scritto in questi giorni sui balconi “Andrà tutto bene” come se esistesse solo il presente o al massimo un futuro prossimo? Oppure abbiamo ancora una parola originale, scorre nelle nostre vene il “futuro di Dio” che è il vero nostro bene?
Ancora: il segno bello di tanto personale sanitario e del volontariato che in queste settimane vediamo all’opera ha cambiato un po’ il nostro sguardo sul mondo? Sappiamo incoraggiare tutto il bene che c’è? Siamo pronti a fare delle nostre parrocchie dei
luoghi più aperti che collaborano con chi nel territorio vive la carità pur senza essere credente? La questione sociale di chi non ha lavoro, la vicinanza a chi è malato, a chi vive il disagio della solitudine, a chi ha subìto il lutto, possono diventare elementi centrali del nostro progetto pastorale?
In queste settimane abbiamo trasmesso Messe in streaming, abbiamo visto la preghiera del Rosario in televisione. E il rapporto con la Parola di Dio? Non è anche questa un’urgenza pastorale, se è vero che ignorare la Parola è ignorare Cristo? Non c’è il rischio di una pratica solo devozionale, che non dà strumenti per una vera crescita nella fede?
L’educazione alla fede delle nuove generazioni continuerà con il solito schema: catechismo, gruppi, campi estivi nelle parrocchie in cui si avranno ancora i numeri, o si potrà creare un processo nuovo, che mette al centro una ricerca di fede appassionata, che punta sul rapporto personale con Gesù? Non possiamo ripartire come se niente fosse accaduto.
Qualcuno penserà che è ozioso farsi queste domande, perché progettare in emergenza sembra poco saggio. Eppure come Chiesa non siamo fuori dal mondo. Abbiamo il dovere di pensare a una “fase 2”, a sognare insieme allo Spirito vie nuove per annunciare il Vangelo della vita. Poiché crediamo che non è Gesù a perdere la sua attualità ma a volte sono le nostre scelte pastorali a rendere meno luminosa la luce del Cristo risorto.

Diocesi di Mantova
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