Notizie e approfondimenti

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Comunicazione in diocesi

Tempo di cambiamenti

Un po’ di storia e numeri per comprendere meglio le scelte fatte in questi anni

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Da "La Cittadella" di domenica 26 luglio, l'articolo di don Giampaolo Ferri, direttore Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali


I media diocesani, e tra questi “La Cittadella”, sono stati ripetutamente oggetto di analisi da parte della diocesi. 

Si iniziò a parlarne in modo sistematico, a partire da una relazione alla riunione del C.A.E.D. (consiglio composto prevalentemente da laici) e del Collegio dei Consultori, già dal 23 gennaio 2013. In quella seduta si rilevava una perdita gestionale annua di 187 mila euro. I dati presentati, riguardanti il personale, le collaborazioni, gli abbonamenti, le copie vendute nelle parrocchie, permisero di osservare quanto i “mezzi di comunicazione” fossero dispersivi, poco coordinati, eccessivamente onerosi rispetto alla scarsa diffusione. Si auspicava così una unificazione della regia, l’elaborazione di un progetto diocesano, anche con il supporto di consulenze esterne. Da lì partiva un percorso con il coinvolgimento di professionisti del settore, come la giornalista di “Famiglia Cristiana” Chiara Pellizzoni e altre figure di spicco. Ne uscì un primo progetto di rilancio e la creazione dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali. 

Una prima comunicazione sull’argomento fu fatta nel Consiglio Pastorale Diocesano del 1° marzo 2015. Dei media diocesani se ne parlò al Consiglio Presbiterale del 14 dicembre 2016 e al Consiglio Pastorale Diocesano del’11 dicembre 2016. Questa seconda comunicazione fu introdotta dall’allora direttore Lomellini, il quale presentò una relazione numerica parlando di circa 1.450 abbonati e di 500 numeri inviati alle parrocchie. Tra gli obiettivi dell’incontro vi fu quello di individuare una “voce” per la Diocesi in caso di chiusura del giornale. Il Consiglio si espresse in una serie di suggerimenti per incrementare la diffusione del settimanale, tra i quali quello di farlo uscire come “dorso” di “Avvenire”. Più critica fu la posizione del Consiglio Presbiterale del 14 dicembre 2016, il quale, di fronte alla relazione che mostrava l’ulteriore aggravamento del settimanale si espresse comunque per un altro tentativo di rilancio.
Si optò per uscire come “dorso” di Avvenire e mettere in agenda una verifica dopo un tempo di uscita sperimentale. Gli stessi dirigenti di Avvenire, con i quali abbiamo intrattenuto una collaborazione continua e preziosa, vennero a Mantova in più occasioni per favorire strategie di vendita e di rilancio, anche con l’assunzione di un incaricato alle vendite e attivando promozioni mirate agli operatori pastorali. I consulenti di Avvenire tuttavia non ci nascosero che, a differenza di altre diocesi, la nostra non dava segni di ripresa rispetto alla diffusione del giornale. Il trend negativo di abbonamenti e vendite parrocchiali aumentava sempre di più. 

Nel 2017 il settimanale contava 1364 abbonamenti. Oggi 563. Le rivendite parrocchiali dalle 464 del 2017 sono passate alle 343 di oggi.  In questi anni anche alcuni fedeli si sono adoperati nella promozione del settimanale, purtroppo senza risultati significativi. Il Consiglio Presbiterale del 21 febbraio 2018 registrò una diminuzione delle perdite di gestione del settimanale, a motivo del contenimento degli oneri per il personale, e un apprezzamento per il miglioramento del livello qualitativo del prodotto, sotto la direzione di don Giovanni Telò. Nonostante il trend delle vendite fosse in evidente calo, si scelse di proseguire e rinviare le decisioni per il futuro. 

L’orientamento di avviarsi alla chiusura dell’attuale modalità di uscita del giornale è stato assunto, in modo sofferto, dopo ripetuti tentativi che hanno coinvolto laici, preti e religiosi in varie modalità. Così si è giunti alla scelta, maturata nel consiglio presbiterale dello scorso 24 giugno, di perseguire nuove strade per la pastorale della comunicazione. La diocesi non vuole smettere di far sentire la sua voce, per dare voce a tutti ed essere promotrice di cultura. Lo farà con la stessa passione e creatività di sempre, abitando però non soltanto un media, ma diversi, per raggiungere più persone. Anche le risorse economiche investite non subiranno contrazioni. A settembre, quando sarà presentato il progetto, si potrà constatare che il cammino intrapreso va nella direzione di un piano di comunicazione integrato e diversificato, pensato per pubblici differenti e ispirato a quella “chiesa in uscita” tanto cara a papa Francesco. 

La carta stampata non sparirà e nemmeno la collaborazione con Avvenire. Crescerà insieme a una nuova presenza sul web, sui social e sui media locali. A coloro che con passione, competenza e dedizione hanno lavorato, lavorano e lavoreranno nella comunicazione va il sentito grazie della diocesi.  

Diocesi di Mantova
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