Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

10ª domenica del tempo ordinario

Troviamo il coraggio di entrare nella casa di Gesù

Il suo esempio d'amore ci insegna ad accogliere il prossimo

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In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé». Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».

Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.

In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Dalla “stanza al piano superiore” alla “casa” dove Gesù con i suoi discepoli accoglie la folla. È il luogo delle relazioni, della famiglia, dell’amicizia, dove circola l’affetto, la premura, l’attenzione. È proprio in questo luogo che Gesù incontra i cercatori di Dio.

Proviamo a pensare o immaginare ai tanti visi che lo circondavano. Uomini in attesa di una parola che potesse riscaldare il loro cuore e di un luogo in cui sentirsi ospitati, custoditi, amati. E Gesù non delude le loro aspettative, parla del Padre e li accoglie come fratelli e sorelle. Ed è proprio per questo suo amore che viene considerato «fuori di sé» (Mc 3,21) dai suoi parenti. Volevano allontanarlo dalla pazzia dell’amore, una follia che si realizzerà in pienezza sulla croce: la manifestazione più alta del suo dono per l’intera umanità.
E quella folla, in attesa, «era seduta attorno a lui» (3,32). È un’icona bellissima della Chiesa, che ai piedi del suo Maestro ascolta la sua Parola. Per il credente, il primo passo da fare è quello di rimanere con lui e in lui, per gustare la sua presenza. Questo non è un incontro solitario, ma comunitario. È la Chiesa che accoglie i bisogni dell’uomo, la Chiesa che sa ascoltare, la Chiesa che sa amare.
La vicinanza a Gesù è capacità di entrare nella sua logica, nel suo stile di vita. Non basta crederci vicini a Gesù perché coltiviamo una sana tradizione, ma perché siamo disposti a entrare nei suoi progetti e nella sua volontà. C’è un rapporto nuovo e una parentela nuova che siamo chiamati a stabilire con Gesù e tutto ciò si compie nel dinamismo di una vita dedicata ad atteggiamenti di misericordia, solidarietà e servizio totale. Nelle nostre comunità vi è un forte rischio da evitare: ritenerci “familiari di Gesù”, essere così vicini a lui da considerare l’atteggiamento dell’accoglienza come “fuori di sé”. Ma la Chiesa è la casa dove viene accolta la nuova folla della nostra società: stranieri, disoccupati, senza tetto, separati-divorziati, ammalati, anziani, chi vive nella solitudine. Di tutte quelle persone che nella discrezione di una vita vissuta spesso nell’anonimato, nel silenzio, sentono il bisogno non manifestato di un po' di amicizia, vicinanza, consolazione.
Se riflettiamo sulle nostre esperienze di vicinanza agli altri, ci accorgiamo che siamo noi a essere arricchiti, sentiamo un cuore colmato di una sincera gioia. Dobbiamo lasciarci riscaldare da questi incontri e non essere cristiani distanti, freddi, senza sentimenti e senza emozioni. Accogliere significa regalare anche un solo sorriso, un solo gesto di attenzione. Non possiamo restare sempre sulla soglia e chiamare Gesù a uscire, dobbiamo trovare il coraggio di entrare nei bisogni degli uomini del nostro tempo. È una scelta che può risultare faticosa, impegnativa, deludente, ma se pensiamo che in quella casa c’è Gesù che accoglie, allora forse vale la pena di continuare a provarci.


Le letture della 10ª Domenica T.O: Gen 3,9-15; Sal 129; 2Cor 4,13-5,1; Mc 3,20-35.

Diocesi di Mantova