Vivere la domenica

Vivere la domenica

Corpus Domini

Un dono prezioso: è la vita per il mondo

Seguire Cristo significa darsi agli altri attraverso relazioni «belle»

Andrea Bonesi
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In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».

Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.

Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Mangiare, bere e vivere. Sono verbi e azioni che si legano insieme. Questo procedere garantisce la sopravvivenza del corpo, ma il procedimento vale allo stesso modo se dovessimo invece parlare di salvezza? Nel testo del Vangelo di Giovanni di questa domenica sembra esserci un forte dubbio dei Giudei, che stanno ascoltando e parlando con Gesù, rispetto alle rivelazioni su di sé e sul Padre che egli sta facendo loro. In sostanza si chiedono: è possibile che la salvezza venga dal dono di sé di un uomo? Non viene dalla corretta esecuzione dei sacrifici cultuali, dal rispetto della Legge, da una condotta di vita perfetta?

Il cibo e la bevanda che Gesù offre però al mondo è di un altro livello. Non si parla di un uomo soltanto, ma del Figlio dell’uomo. Il Figlio ha la vita dal Padre e in virtù di questa relazione vitale garantisce a tutti noi la vita attraverso il dono della sua vita. Proprio perché il Padre dona la vita al Figlio, allora quest’ultimo può darsi a noi e donarci la vita vera.
Si tratta di un mangiare particolare quando si entra nelle cose dello Spirito. Certo, mangiare e bere significa in qualche modo creare un’intimità immensa e profonda. Ma allo stesso tempo questo mangiare il corpo e il sangue del Figlio implica l’essere accolti all’interno del suo corpo. Accogliendo dentro di me il Figlio di Dio acconsento a lui di accogliermi dentro di sé, di essere costituito come un amico di Dio.
Ecco il mistero del Corpo e Sangue di Cristo, la solennità di domenica prossima. Un luogo in cui si è accolti perché abbiamo riconosciuto che il dono di sé di Gesù è vita per il mondo. E allo stesso tempo è un luogo in cui la comunità si costituisce e impara a “darsi da mangiare” agli altri come modo normale delle relazioni belle che vengono dalla vita di Dio.
Tutto dipende da cosa mangi: se ti fermi alla vita biologica che ottieni andando a caccia hai una sola vita e difficilmente la darai in pasto a qualcun altro. Ma se mangi il corpo e il sangue di Cristo allora tutta la vita biologica per te diventa lo spazio per il dono, per darti da mangiare agli altri.


Le letture del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo: Dt 8,2–3.14–16; Sal 147; 1Cor 10,16–17; Gv 6,51–58.

Diocesi di Mantova