Anno pastorale corrente

​‘Un tempo per diventare saggi’

La lettera pastorale del vescovo Marco

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La lettera pastorale del vescovo Marco, ‘Un tempo per diventare saggi’, è stata consegnata domenica 20 settembre a tutti i cristiani della diocesi, a conclusione della Settimana della Chiesa mantovana. 

Nelle persone che il vescovo in questo tempo ha incontrato ci siamo idealmente tutti. Per questo si rivolge a tutti non in senso generico ma stando attento alle varie situazioni esistenziali: l’anziano, l’insegnante, l’infermiera, il medico e genitore, l’imprenditore, il giovane, il sacerdote, la mamma. Ciascuno di noi si fa una domanda in questo tempo post Covid-19: cosa vuol dire diventare saggi? La risposta del vescovo è articolata. La saggezza non consiste in una ricetta; non c’è una via facile e immediata. Occorre cercare, fermarsi, meditare. La saggezza è simboleggiata bene dalla civetta: un uccello notturno, inserito nello stemma episcopale del vescovo Marco. La civetta vede nel buio, vede le cose dall’alto, da dentro, da dietro, in avanti. È simbolo di chi vuole capire le cose in profondità, di chi non si accontenta della facciata. Per vivere in profondità questo tempo non basta riconoscere che siamo fragili; occorre cercare il tesoro che è dentro di noi



Questa ricerca, che è cammino verso la sapienza, è ad un tempo ricerca individuale e comunitaria. Individuale perché ciascuno di noi deve imparare l’arte del vivere sulla sua pelle; comunitaria perché facciamo parte della comunità cristiana e civile, dove molti buoni maestri ci possono insegnare l’arte del vivere: soprattutto nella comunità cristiana quando facciamo comunione al corpo del Signore includiamo in questa comunione tutti i volti e i nomi di quelli che vivono con noi e di quelli che ci hanno preceduto. Diventiamo in qualche modo parte della saggezza di Dio e di suo figlio Gesù, il quale ha donato la vita perché la nostra ricerca di saggezza e quindi di autenticità non sia un brancolare nel buio ma arriva alla meta, già qui in terra e poi in cielo. Impariamo a un tempo dalla saggezza di Dio e dalla saggezza degli altri.

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Quest’arte difficile diventa fondamentale specialmente in questo tempo. Tutti ci siamo accorti che non basta sapere le cose, non è sufficiente nutrire le nostre dimensioni biologiche e psicologiche. Occorre concentrarsi sulla dimensione spirituale che è la vita stessa di Gesù risorto comunicata a noi. Le ferite delle nostre vite, di noi vasi di creta, ci vengono continuamente curate dal Signore. Questa cura ha il suo effetto se sapremo vedere le cose di ogni giorno con occhi diversi, con gli occhi dello Spirito. Soprattutto occorre innamorarsi della comunità cristiana, vedere l’immagine di Dio in ognuno dei fratelli, sperimentare che la comunità cristiana è altro rispetto al mondo, altra non perché è isolata o peggio ancora contrapposta ma perché in essa ci raccontiamo la fede e siamo confermati dalla fede degli altri. Questo Vangelo sempre nuovo che sperimentiamo ci dà gli occhi per vedere tutto il bene che è nel mondo, per toccare quel vangelo della vita che molte persone di buona volontà portano avanti nel vivere la fedeltà agli impegni quotidiani e l’attenzione alla vita dei fratelli.  La lettura di questa lettera pastorale farà certamente molto bene alle nostre vite. E potrà essere strumento sia individuale che comunitario. La potremo leggere nelle nostre case, con i nostri figli. Ci potremo confrontare con le parole del vescovo nei nostri gruppi per condividere insieme la bellezza della fede e insieme l’urgenza di diventare saggi poiché il dono di Dio va continuamente alimentato, non va dato per scontato. Siamo cristiani in un mondo a volta ostile, tante volte indifferente. Non lasciamoci sfuggire il tesoro della nostra vita: siamo vasi di creta ma abbiamo un tesoro, vogliamo combattere la buona battaglia e conservare la fede: poiché è grande l’amore di Dio, infinita la sua misericordia. 

Chiediamo sempre dunque il dono della saggezza.

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Diocesi di Mantova
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