Oh, quante volte, vedendo san Luigi ben vestito e vellutato, con quel pizzo attorno al collo come un damerino, ho pensato tra me: perché non sono pittore che dipingerei san Luigi con un appestato sulle spalle; sarebbe un san Luigi più completo e sarebbe anche più compreso. La santità fiorisce nella carità, madre di tutte le virtù.
Ci siamo ispirati a questa espressione di san Luigi Orione per comporre l’immagine che accompagna il 300º anniversario della canonizzazione di san Luigi. Luigi è raffigurato nel contesto di vita castiglionese che lo ha visto nascere e crescere e nella sua famiglia spirituale che si è allargata sempre più da quando la Chiesa lo ha proclamato patrono universale dei giovani, degli studenti, di quanti sono colpiti da malattie infettive.
Il percorso spirituale di Luigi è sintetizzato dalla scritta: dalla vita (quella biologica) con la “v” minuscola, descritta nella fascia monocromatica - Ferrante Gonzaga, marchese di Castiglione delle Stiviere e padre di Luigi; Marta Tana di Santena da Chieri, madre di Luigi; e Rodolfo, il fratello - alla Vita cristiana nel battesimo, alla vita religiosa nella Chiesa; si notano a destra San Carlo Borromeo, dalle cui mani Luigi ricevette la prima Comunione, Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, San Francesco Saverio, di cui Luigi condivideva l’ideale di evangelizzare le Indie, e le tre nipoti Cinzia, Olimpia e Gridonia, che raccolsero l’eredità dello zio e fondarono il Collegio Vergini per l’educazione cristiana delle giovani nobili e l’esercizio della carità.
Al centro dell’icona c’è il frutto maturo della sua santità personale: Luigi è raffigurato nell’atto di abbracciare un uomo appestato che assume le sembianze di Gesù e la postura del suo corpo crocifisso. Cristo è il samaritano dell’umanità ferita; dalla sua parola sappiamo che ogni gesto di bene fatto al fratello è fatto a Lui che si identifica con i bisognosi. L’aureola, infatti, unifica entrambe le figure di Luigi e dell’appestato: come Cristo ha donato sé stesso, così il giovane Luigi ha offerto il proprio corpo in un martirio d’amore. È proprio questo amore donato ad impreziosire il suo corpo e a trasfigurare la sofferenza dell’altro. Le due figure sono sostenute da un’imponente montagna, allusione alla salita al cielo e alla stabilità della casa costruita sulla roccia.
L’antifona iniziale, che introduce la celebrazione in memoria di San Luigi, recita così: Chi potrà salire il monte del Signore; chi potrà stare nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro...
Nella parte inferiore dell’icona sono disposti su un prato ricoperto di candidi gigli due gruppi di giovani. Nel gruppo di sinistra, ad indicare la santità possibile anche nella vita ordinaria, sono raffigurati un giovane sportivo, una giovane studiosa e una giovane coppia di sposi. Nello stesso gruppo si distinguono per santità di vita la missionaria Francesca Saverio Cabrini (che affidò a san Luigi il suo progetto di servizio ai migranti) e il primo santo millennial Carlo Acutis, presenza luminosa per tanti giovani.
Nel gruppo di destra sono raffigurati un malato di AIDS, un giovane sacerdote che custodisce il Vangelo e scorge nel santo un modello da imitare, due giovani legati tra loro da un comune desiderio di santità. Tra di essi emergono due giovani santi, Piergiorgio Frassati e Domenico Savio.
Luigi ha fatto nella vita ciò che vedeva nel Crocifisso e nel sacramento del pane spezzato. Quest’atto supremo di carità è sintesi stessa del Vangelo. È proprio questo amore donato ad impreziosire il suo corpo e a trasfigurare la sofferenza dell’altro. All’espressione sofferente del Cristo-Uomo sono contrapposti i tratti delicati e puri del volto del giovane trasfigurato a contatto della santità di Cristo.